Il Giappone spinge sul nucleare per raggiungere la neutralità climatica nel 2050

Rinnovabili e nucleare sono i due vettori principali. Ma sull’energia pulita il Giappone è indietro. E il 2050 è dietro l’angolo. Nel discorso del premier l’espansione del nucleare è implicita ma evidente

neutralità climatica
Credits: Elias Sch. da Pixabay

Il premier Suga ha spiegato come intende arrivare alla neutralità climatica

(Rinnovabili.it) – Il nucleare sarà protagonista della corsa del Giappone verso la neutralità climatica entro la metà del secolo. Lo ha rivelato questa mattina il neo premier Yoshihide Suga, presentando ufficialmente i nuovi obiettivi sul clima in parlamento. Un annuncio che inquina la torsione verde della terza economia mondiale, che da oggi si allinea all’Unione Europea.

Le premesse erano ottime. Il piano del premier – mancano ancora i dettagli precisi – sembra andare nella direzione di una riforma sistemica dell’economia del paese. “La nostra risposta al riscaldamento globale non è più un vincolo alla crescita economica”, ha affermato Suga. “Dobbiamo cambiare la nostra mentalità. L’adozione proattiva di misure contro il riscaldamento globale porterà cambiamenti alle strutture industriali, così come all’economia e alla società”. Una differenza abissale rispetto al vecchio corso. Anche in termini di numeri. Il precedente obiettivo del governo era una vaga riduzione delle emissioni dell’80% entro il 2050, e di raggiungere la neutralità climatica in un momento imprecisato durante la seconda metà del secolo.

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Su come decarbonizzare la società giapponese, Suga è stato più fumoso. Nel suo discorso si è limitato a citare per sommi capi gli ambiti prioritari. Protagoniste del prossimo trentennio saranno sia le energie rinnovabili sia il nucleare. Per quest’ultimo, il premier ha detto esplicitamente che cerca un ruolo più importante.

Poi accelererà la ricerca e lo sviluppo su tecnologie chiave come le batterie solari di nuova generazione e il riciclo del carbonio (carbon capture utilization and storage, CCUS). E non si è tirato indietro su un punto irrinunciabile per dare credibilità al suo piano: ha promesso di “cambiare radicalmente la dipendenza a lungo termine del Giappone dall’energia a carbone.

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Ma guardando alla situazione attuale e alle prospettive nel breve e medio termine, almeno inizialmente il motore di questo piano potrebbe essere il nucleare. Nonostante l’opposizione pubblica a una sua espansione. L’attuale piano energetico del Giappone, fissato nel 2018, prevede che il 22-24% della sua energia provenga da fonti rinnovabili, il 20-22% dal nucleare e il 56% dai combustibili fossili. L’obiettivo per le rinnovabili è addirittura più basso di quello per il carbone (26%, compreso nella quota fossili).

Il Giappone rimane molto indietro rispetto a molte altre economie avanzate nell’uso di energie rinnovabili come l’energia eolica e solare. Il governo sta valutando nel 2020 una nuova serie di misure per promuovere l’energia rinnovabile, tra cui l’espansione dell’eolico offshore e la revisione delle regole sull’accesso al sistema di trasmissione di energia.

Se il carbone deve diminuire rapidamente nel mix energetico nazionale, il miglior candidato “di transizione” per sostituirlo sembra proprio il nucleare. Attualmente sono 9 i reattori giapponesi di nuovo in funzione dopo il disastro di Fukushima, nel 2011. Altri 6 hanno già passato la revisione e possono essere rimessi in funzione (2 a Kashiwazaki Kariwa, 1 a Mihama, Takahama e Tokai Daini). Infine, 12 reattori sono in revisione.

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