Rapporto United in Science 2021 sul clima: “Il tempo sta finendo”

Aggiornamento dei principali indicatori del cambiamento climatico con i dati del primo semestre 2021. La ripresa verde non c’è, emissioni già tornate a livelli pre-COVID. Quelle di N2O sono addirittura più alte di quelle previste negli scenari futuri peggiori. C’è il 40% di probabilità che sforeremo almeno una volta la soglia di 1,5 gradi entro il 2025

Rapporto United in Science 2021: tutti i dati del cambiamento climatico
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Tutti i dati del climate change nel rapporto United in Science 2021

(Rinnovabili.it) – Il COVID-19 non ha rallentato il riscaldamento globale. La riduzione di emissioni di gas serra in tutto il mondo nel 2020 è stata solo una parentesi. Chiusa la quale, la tanto sperata ripresa verde tende in realtà al nero, visto che i livelli emissivi stanno rapidamente tornando ai livelli di prima della pandemia. E il mondo non è assolutamente in linea con le riduzioni di gas climalteranti necessarie per rallentare il cambiamento climatico. A sottolinearlo è il rapporto United in Science 2021, la sintesi del consenso scientifico sullo stato del climate change preparato per il terzo anno di fila da agenzie ONU (WMO, UNEP, WHO), l’IPCC, il Global Carbon Project e il Met Office britannico.

La ripresa verde non esiste

Dalle pagine del dossier United in Science 2021, che si basa su dati che includono anche il primo semestre di quest’anno, arriva la conferma che la curva delle emissioni sta di nuovo puntando pericolosamente verso l’alto. “Durante la pandemia abbiamo sentito che dobbiamo ricostruire meglio per impostare l’umanità su un percorso più sostenibile ed evitare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici sulla società e sulle economie. Questo rapporto mostra che finora nel 2021 non stiamo andando nella giusta direzione”, ha affermato il segretario generale della WMO Petteri Taalas.

Senza ripresa verde va sprecata un’occasione storica, che può davvero rimettere sui giusti binari la transizione ecologica globale. “Questo rapporto è chiaro. Il tempo sta finendo” mette in chiaro il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. Il diplomatico portoghese al vertice del Palazzo di Vetro chiede ai paesi “strategie concrete a lungo termine e contributi nazionali rafforzati che collettivamente ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010”.

Tutti i dati del rapporto United in Science 2021

Anche nel primo semestre 2021 la concentrazione di gas serra in atmosfera ha continuato a salire. Non solo la CO2 ma anche il metano e gli ossidi di azoto (NOx). Il calo di emissioni registrato nel 2020 è stato così minimo che è persino difficile distinguerlo dalla variabilità naturale. Il rimbalzo, intanto, lo abbiamo alimentato a suon di fossili. I primi dati (non definitivi) per il periodo gennaio-maggio 2021 dicono che i settori energetico, residenziale e industriale hanno già riagganciato i livelli del 2019, se non superati. Solo le emissioni dei trasporti sono rimaste ancora sotto il picco pre-pandemico, del 6%.

I dati di Global Carbon Project raccontano poi un dettaglio tutt’altro che secondario. Le tendenze recenti nelle emissioni di N2O, ossido di diazoto, il terzo principale gas serra, disegnano una traiettoria che è addirittura più alta di quella immaginata anche negli scenari futuri a più alta intensità emissiva, usati come riferimento dai modelli climatici per prevedere che impatti avrà il climate change.

Il gap di emissioni è ancora enorme, spiega United in Science 2021: abbiamo qualcosa come 32 GtCO2e in eccesso rispetto ai livelli emissivi per restare allineati all’obiettivo di 1,5 gradi. E intanto nel periodo 2017-2021 (dati fino a luglio) il riscaldamento globale si attesta tra 1,06 e 1,26°C oltre i livelli pre industriali. Un periodo durante il quale l’Artico ha avuto picchi estivi e invernali di estensione della calotta ben lontani dalle medie storiche (e peggiori), mentre si sono intensificati di potenza e frequenza gli eventi climatici estremi. Nel 2019, a causa dei disastri climatici, abbiamo perso 103 miliardi di ore di lavoro in più rispetto al 2000.

Una traiettoria che porta al 40% la probabilità che sforeremo il limite di 1,5 gradi almeno una volta entro il 2025, anche se la media finale del quinquennio dovrebbe restare sotto la soglia. Il cambiamento climatico in corso, ha spiegato con estrema chiarezza il 6° rapporto IPCC pubblicato ad agosto, è “inequivocabilmente” causato dall’uomo e sono ormai in moto dei cambiamenti che non possiamo invertire e dureranno anche migliaia di anni. L’aumento del livello dei mari è tra questi, conclude United in Science 2021: qualsiasi taglio delle emissioni saremo capaci di ottenere, gli oceani cresceranno in media di 30-60 cm entro il 2100 e di 30-310 cm entro il 2300.

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