Polipi affamati e alghe stressate, tutti i segreti dello sbiancamento dei coralli

Non conta solo la temperatura dell’acqua. Le barriere coralline vanno già sotto stress quando le microalghe che le popolano smettono di produrre nutrienti

Sbiancamento dei coralli: una nuova scoperta aiuta la prevenzione
credits: agkaimal da Pixabay

Scoperti nuovi fattori che portano allo sbiancamento dei coralli

(Rinnovabili.it) – Le barriere coralline iniziano a soffrire ben prima che si verifichi lo sbiancamento dei coralli. E anche prima che lo stress termico raggiunga livelli molto elevati a causa di ondate di calore che investono gli oceani. Ma quando di preciso, e per quali motivi? La risposta a queste domande aiuta a migliorare la prevenzione di questi ecosistemi, permettendo di agire per tempo e di capire quali sono le aree più a rischio. Una risposta che ha fornito ieri, per la prima volta, l’EPFL di Losanna.

Tutto ruota attorno al rapporto di simbiosi tra il corallo e le micro alghe che ospita: delle zooxantelle, organismi unicellulari capaci di fotosintesi. In una situazione di equilibrio, le alghe usano la CO2 emessa dai polipi per produrre carboidrati, e i polipi se ne cibano riuscendo a supplire alle carenze nutritive tipiche delle acque tropicali.

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Finora, si pensava che il rapporto degradasse in questo modo: lo stress termico porta le alghe a produrre sostanze nocive, e il corallo reagisce espellendole. Fenomeno visibile a occhio nudo, perché sono le zooxantelle a dare alla barriera i suoi colori.

La ricerca condotta da Nils Rädecker dell’EPFL rivela che il rapporto simbiotico si incrina molto prima di questo punto di non ritorno. I polipi diventano affamati con un certo anticipo sullo sbiancamento dei coralli, perché le alghe riducono o smettono di produrre i nutrienti. Ma a cosa serve sapere tutto ciò? Poter dire con certezza quali fattori provocano i primi segnali di stress al di là della temperatura dell’acqua aiuta a proteggere i coralli e pianificare meglio le misure di prevenzione dello sbiancamento.

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“Sulla base di ciò che abbiamo scoperto, possiamo determinare quali condizioni ambientali diverse dalla temperatura (come la qualità dell’acqua) stressano i coralli in una barriera corallina e utilizzare queste informazioni per prevedere se la barriera corallina si sbiancherà”, spiega Rädecker. Non solo. Grazie alla comprensione dei segreti della simbiosi tra polipo e alghe, si possono individuare le specie di coralli che sono particolarmente resistenti allo sbiancamento. E avere indicazioni affidabili su “quali barriere dovrebbero essere protette perché hanno maggiori possibilità di sopravvivenza”.

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