Chi è Sergio Costa, il nuovo ministro dell’Ambiente

Il generale dei Carabinieri che ha guidato l’indagine sui rifiuti tossici interrati nella Terra dei Fuochi nel Casertano ed è stato fortemente voluto da Luigi di Maio

ministro dell'Ambiente
 

Il ministro dell’Ambiente avrà sul tavolo due dossier urgenti: i livelli di Pm10 la CNAPI, la Carta che individua le aree di smaltimento delle scorie nucleari

(Rinnovabili.it) – Ha guidato le indagini sulla Terra dei Fuochi e oggi è ministro dell’Ambiente: Sergio Costa, napoletano classe 1959 è stato scelto a ricoprire l’incarico nel neo governo del professore Giuseppe Conte. In realtà il suo nome non è nuovo ed era entrato a far parte nella lista dei ministri proposti dal Movimento Cinque Stelle in vista delle elezioni del 4 marzo. Dopo una laurea in Scienze Agrarie e un master in Diritto dell’ambiente, con specializzazione in investigazioni ambientali, Costa è entrato nel Corpo Forestale. Oggi è comandante della Regione Campania dei Carabinieri forestali. Il suo nome è stato fortemente voluto da Luigi di Maio (neo Vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico, Lavoro e politiche sociali), in virtù del fatto che Costa ha condotto l’inchiesta sulla Terra dei fuochi in Campania. “Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta – furono le parole di Di Maio su Costa– e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio”. Il comandante dei Carabinieri è stato anche tra i sostenitori della legge 68 sugli eco reati. Non appena Luigi Di Maio lo annoverò tra la lista dei possibili ministri del governo Costa chiese la licenza temporanea aspettando l’esito delle elezioni. Secondo l’articolo 1483 del Codice dell’ordinamento militare infatti, i militari in servizio possono essere iscritti ai partiti ma non possono ricoprire incarichi. Costa dovrà dunque regolarizzare la sua posizione.

 

I temi caldi di cui si dovrà occupare sin da subito il neo ministro dell’Ambiente sono due. La questione dell’inquinamento dell’aria e lo sforamento dei limiti delle polveri sottili PM10 a causa dei quali il nostro paese è stato deferito dalla Commissione europea alla Corte di giustizia UE. E in secondo luogo la CNAPI, la Carta che individua le aree di smaltimento delle scorie nucleari che è rimasta in sospeso. Interpellate da AdnKronos, alcune tra le associazioni ambientaliste italiane più importanti hanno mostrato entusiasmo riguardo la nomina di Costa. “Ha un’ottima reputazione. Come associazione ambientalista collaboreremo, come sempre, con tutti i ministri e speriamo di poterlo fare anche con lui, così come speriamo che convochi presto le associazioni per fare il punto dell’agenda e sentire da noi quali sono le priorità“, ha detto Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. Per Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia, “Sergio Costa è finalmente la persona giusta al posto giusto. Siamo contenti di questa nomina e gli auguriamo buon lavoro”. Mentre per Legambiente “nella lotta all’illegalità ambientale in Campania Sergio Costa è stato un nostro grande compagno di viaggio. Ha sempre servito lo Stato, con l’uniforme del Corpo Forestale dello Stato prima e con quella dei Carabinieri poi. Ora, siamo sicuri che lo farà in maniera egregia anche da ministro”, ha detto Stefano Ciafani presidente di Legambiente.

 

1 commento

  1. Per cominciare a ridurre l’emergenza rifiuti basta quando si puo’ non produrli.
    Nel mio vocabolario la parola rifiuto non esiste, noi la chiamiamo materia secondaria che puo’ essere
    trsformata nuovamente in materia primaria.
    Sia le Aziende dell’industria che hanno grosse quantita’ di scarti organici e non, , sia le Aziende del riciclo che comunque hanno una quantita’ di rimanenze importanti, non hanno mai pensato di chiudere il ciclo operativo utilizzando quelli che loro chiamano “Rifiuti” in materie prime e destinandoli a discariche o inceneritori con i risultati che tutti conosciamo.
    Nessuno si e’ mai interessato o ha mai voluto interessarsi a vedere se esiste una tecnologia impiantistica
    idonea ,sotto tutti i punti di vista, in grado di risolvere in maniera irreversibile questa incognita.
    Cominciare da qui sarebbe gia’ un enorme passo avanti, magari scoprire che una tecnologia simile esiste
    che potrebbe permettere di intervenire su tutte le tipologie di materiale senza alcun impatto ambientale
    nocivo alla salute del territorio, dell’aria e di conseguenza della popolazione.

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