Cile, quando la distribuzione della ricchezza passa per l’ambiente

Sfruttamento delle miniere, inquinamento degli oceani, privatizzazione delle risorse idriche, salute pubblica. Queste sono le questioni ambientali denunciate dalle proteste cilene che affrontano di petto il problema della ridistribuzione della ricchezza e delle risorse naturali.

Cile
Credits: hbieser da Pixabay

Non si placano le proteste in Cile, che assumono sempre di più una dimensione ambientale

 

(Rinnobanili.it) – Oltre 1 milione di persone sono scese in piazza a Santiago e in altre importanti città del Cile contro le disuguaglianze perpetrate dal governo, a partire da quella che viene considerata a tutti gli effetti la svendita delle risorse naturali del paese in favore delle grandi multinazionali straniere. Nelle proteste, non è stata risparmiata neppure l’italiana Enel, la cui sede, nel centro di Santiago, è stata incendiata lo scorso 19 ottobre.

 

Secondo la Mesa de Unidad Social, che raccoglie tutti i partiti di opposizione al governo conservatore di Sebastián Piñera, il Cile sta affrontando la più grande crisi politica e sociale dalla fine della dittatura militare. La rabbia di chi manifesta si concentra soprattutto contro lo sfruttamento del rame cileno e la costruzione di dighe e miniere in aree sensibili da un punto di vista ambientale, caratterizzate da ecosistemi fragilissimi sia per peculiarità naturali, sia per specificità sociali (basti pensare alle comunità Mapuche). Le concessioni per l’attività di estrazione sono in mano a consorzi internazionali, che non solo stanno esaurendo le risorse naturali, ma che rilasciano nell’ambiente acqua contaminata dalle loro attività. Lo sfruttamento dei minerali genera anche dei fenomeni rilevanti per la salute di molte persone, colpite da gravi malattie provocate dall’inquinamento che colpisce i luoghi sfruttati.

 

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Ma non solo. Secondo i manifestanti il problema ambientale non si limita alle risorse di rame, ma riguarda anche gli oceani, il cui fondale è stato sistematicamente inquinato per colpa delle sostanze antibiotiche utilizzate negli allevamenti di salmoni (per lo più affidati a grandi imprese che esportano all’estero), che hanno provocato la sparizione di buona parte della fauna endemica e hanno compromesso la pesca artigianale. A questo si aggiunge lo sfruttamento delle risorse idriche, impiegate soprattutto per la coltivazione dell’avocado che sottrae l’acqua a chi abita nei territori limitrofi rendendo impossibile irrigare e facendo morire di sete gli animali dei piccoli allevamenti.

 

Allo stesso modo, Alejandra Vásquez Alvarado, economista cilena, porta all’attenzione la riduzione della portata dei fiumi, come nel caso del fiume Biobío, la cui portata negli ultimi anni si è dimezzata a causa delle piantagioni di pino ed eucalipto.

 

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Il problema ambientale, in Cile, è essenzialmente affrontato attraverso la prospettiva della distribuzione della ricchezza.  Infatti, insieme a tutte le denunce riguardarti lo sfruttamento delle risorse ambientali, i partecipanti alle proteste chiedono in primo luogo la nascita di un nuovo sistema parlamentare, nel quale siano migliorate la pluralità e la rappresentanza dei cittadini.

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