Clima, a Bonn l’ennesimo fiasco: Cina e USA distanti sul testo

Altro giro, altro fallimento: la bozza di accordo sul clima è stata ridotta di sole 4 pagine, e i più grandi emettitori sono ancora in disaccordo

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(Rinnovabili.it) – Anche stavolta è finita a notte tarda, con un compromesso che mette d’accordo tutti perché non decide niente. I negoziati sul clima di Bonn, che dovevano costituire un ulteriore momento utile a snellire il testo dell’accordo globale per la riduzione delle emissioni da presentare alla COP 21, possono essere giudicati come un altro fiasco. L’ennesimo. Si partiva da un testo di 89 pagine, con l’intenzione di ridurlo sensibilmente. Dopo quasi due settimane di trattative – il meeting era iniziato il primo del mese – i negoziatori avevano tagliato appena 4 pagine.

 

Per salvare la faccia, durante la scorsa notte i delegati di 195 nazioni hanno deciso di mettere tutto in mano ai co-presidenti della sessione negoziale. Sarà loro cura apportare le modifiche che ritengono più consone al testo, per poi presentarle al prossimo incontro. Non è affatto esclusa, anzi è piuttosto probabile, l’eventualità che molti Paesi chiederanno di emendare ulteriormente la bozza dell’accordo.

I colloqui di Bonn sono una delle poche tappe sulla strada per Parigi: il nuovo patto globale sul cambiamento climatico entrerà in vigore a partire dal 2020, quando scadranno gli impegni attualmente in vigore.

 

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Il cavillo che blocca i negoziati sul clima da 20 anni

I negoziati si sono impantanati, come sempre, su cavilli e parole ambigue. Ad esempio, la discussione si è arenata sull’opportunità di utilizzare la dicitura «impegni/contributi differenziati», preferita dalla Cina, ma osteggiata dagli Stati Uniti. Ormai questo tira e molla Clima a Bonn l’ennesimo fiasco Cina e USA distanti sul testo 1va avanti da 20 anni, e il motivo è semplice: il termine «differenziati», rimanda a quelle «responsabilità comuni ma differenziate» (CBDR, nel gergo ONU) che fino ad oggi hanno consentito alla Cina di qualificarsi come Paese in via di sviluppo, titolare di una responsabilità minore nella mitigazione del riscaldamento globale. Un fatto che le dava la possibilità di piegare le misure per il clima alle necessità di crescita economica. Oggi, secondo gli Stati Uniti, Pechino non può più permettersi di giocare al ribasso sui target di emissione. Non per niente è il più grande emettitore del mondo e la seconda potenza economica.

Ma il Dragone spinge per inserire questa frase nel testo finale, sostenendo che essa è fondamentale per un nuovo accordo.  Superare questo ostacolo sarà difficilissimo, e le trattative di Bonn hanno dimostrato di non fare eccezione alla routine di tanti, lunghi e difficili incontri.

 

La palla passa adesso nelle mani dei ministri chiave, il cui vertice è previsto il 20-21 luglio a Parigi. Dovranno tentare di sbrogliare una matassa parecchio aggrovigliata, per facilitare il nuovo round negoziale ONU nel mese di agosto. Intanto, è stato fatto un altro passo avanti, in direzione del baratro.

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