Mille obiezioni alla Croazia per le trivellazioni in Adriatico

In Italia il silenzio sulle trivellazioni in Adriatico è preoccupante, ma i croati sono sul piede di guerra. La discussione pubblica ha portato 1.000 rilievi

Mille obiezioni alla Croazia per le trivellazioni in Adriatico-

 

(Rinnovabili.it) – Se in Italia tutto tace, ad eccezione di Greenpeace, ai croati le trivellazioni in Adriatico proprio non vanno a genio. Lo dimostrano le circa mille obiezioni pervenute all’Agenzia per gli idrocarburi di Zagabria riguardo alla carente Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Infatti, questa lascia totalmente al fato le conseguenze di qualsiasi incidente, senza prevedere misure cautelative.

I fondali della sponda orientale sono oggetto di interesse da parte delle compagnie petrolifere da quando Zagabria ha deciso di consentire prospezioni per gas e petrolio, lottizzando il 90% del suo mare con possibili rischi per i Paesi confinanti, tra cui l’Italia. Alcuni siti di interesse comunitario nella zona settentrionale e centrale (Isole Tremiti) del mar Adriatico sono pericolosamente vicini ai campi di ricerca.

 

Ma il governo italiano non ha ancora proferito verbo, nonostante ieri sia stato sollecitato dall’interrogazione parlamentare di due senatori del Movimento 5 Stelle, Gianni Girotto e Gianluca Castaldi. In Croazia invece la discussione pubblica, durata 30 giorni, ha portato le criticità ad emergere prepotentemente. Nei prossimi giorni l’agenzia esaminerà le proposte, che in seguito verranno rese pubbliche. Quelle prese in considerazione finiranno in un non meglio precisato “documento sulla strategia di esplorazione”.

In seguito alla gara d’appalto, il governo croato ha rilasciato concessioni per l’esplorazione di idrocarburi al consorzio statunitense e austriaco Marathon oil-Omv, al consorzio italo-britannico Eni-Medoilgas e alla società croata Ina. Il consorzio Eni-Medoilgas ha ottenuto la concessione a un settore situato nella parte centrale della costa adriatica.

 

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Il governo assicura che il 60% del valore degli investimenti andrà alle aziende locali. Se tramite le prospezioni si incontreranno giacimenti sfruttabili, lo Stato croato avrà il diritto al 53.5% del valore del petrolio e al 60% del valore del gas naturale.

Gli ecologisti croati hanno preso una posizione bizzarra: il presidente dell’associazione ambientalista Eko Kvarner, Vjeran Pirisic, ha dichiarato che loro «non hanno problemi con l’esplorazione del gas naturale, ma faranno di tutto per impedire l’estrazione del petrolio». Pirisic ha comunque allontanato l’eventualità di un referendum, considerato «un processo costoso cui non bisogna ricorrere con leggerezza».

Il presidente della direzione dell’Agenzia per gli idrocarburi, Barbara Doric, ha dichiarato che «non esiste quasi nessuna possibilità di un’avaria su una piattaforma per l’esplorazione del petrolio nel Mar Adriatico», e perciò si tratterebbe di «un problema gonfiato, dato che negli ultimi decenni si sono verificate soltanto due catastrofi, entrambe nel Golfo del Messico».

Ma anche Greenpeace individua rischi concreti per le coste italiane e il loro mare: alcune aree infatti verranno sondate con la tecnica del cosiddetto “ultra deep drilling”, trivellazione ad alte profondità (più di 1.000 metri). I possibili impatti aumentano quando si buca così in basso, a causa delle tecnologie più potenti da mettere in campo.

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