Disastro ambientale: la fuoriuscita di petrolio che il Canada non riesce a fermare

Ammonta all’equivalente di 1600 barili la perdita di petrolio pesante e sostanze chimiche diluenti che si sono riversate nel fiume Saskatchewan e minacciano il lago Winnipeg, nel Canada occidentale

La fuoriuscita di petrolio che il Canada non riesce a fermare

 

(Rinnovabili.it) – Giovedì scorso le autorità canadesi sostenevano che la situazione era totalmente sotto controllo. La fuoriuscita di petrolio pesante e diluente da un oleodotto nella provincia di Saskatchewan non destava preoccupazioni, la Husky Energy Inc aveva immediatamente provveduto a bloccare il flusso e a contenere la perdita. La realtà purtroppo è molto diversa: è un disastro ambientale. La fuoriuscita ha raggiunto il fiume North Saskatchewan, uno dei principali del Canada occidentale, e si è trasformata in una marea nera che scorre veloce verso valle, minacciando diverse città e l’ecosistema.

In tutto la perdita ammonta all’equivalente di circa 1.600 barili di petrolio che rischiano di sversarsi nel lago Winnipeg. La compagnia aveva immediatamente predisposto delle barriere di contenimento, che però non hanno retto. Sabato ne sono state allestite altre più a valle, ma ormai la fuoriuscita di petrolio aveva già costretto la città di North Battleford a interrompere l’approvvigionamento di acqua potabile dal fiume. Il livello delle acque però in questi giorni è salito e ha peggiorato la situazione. Al momento le autorità fanno fatica a prevedere con esattezza la rapidità di espansione della marea nera.

 

La minaccia del disastro ambientale

La fuoriuscita di petrolio che il Canada non riesce a fermareIntanto il flusso ha superato Maymont, oltre 100 km più avanti, e minaccia seriamente la città di Fort Albert con i suoi 30mila abitanti. Le autorità cittadine, prevedendo il peggio, hanno iniziato a costruire un acquedotto alternativo di 30 km che va a pescare in un altro fiume per non essere costretti a interrompere le forniture di acqua potabile. Ma restano i timori che la condotta non riesca a garantire la fornitura durante i mesi invernali a causa del freddo.

Intanto l’azienda ha comunicato domenica di aver già ripulito il 40% della perdita di petrolio. Si tratta però di una minima parte delle misure che sarà necessario mettere in campo, a partire da una pianificazione accurata delle operazioni di pulizia e ripristino dell’intero fiume. Mentre proseguono gli accertamenti sulle cause – ancora ignote – che hanno portato alla perdita, le autorità provinciali hanno fatto sapere che si stanno coordinando con l’azienda per prendere tutti i provvedimenti necessari. Non sono ancora state diffuse stime sugli effetti a medio e lungo termine del disastro ambientale sull’ecosistema, che potrebbe essere messo a dura prova nei prossimi mesi.

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