Ex Ilva pezzo del Recovery plan, il Pd lancia ‘Taranto Capitale del Green new deal’

Il Piano del Pd pone un unico percorso possibile: “una svolta green che capovolga il punto di partenza, che riesca finalmente ad armonizzare le esigenze produttive e il diritto inderogabile alla salute dei cittadini”.

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Credits: Le Benevole, CC BY-SA 2.0, Link

Gualtieri: “La decarbonizzazione dell’Ilva sarà tra le priorità del Recovery plan italiano”

di Tommaso Tetro

Rinnovabili.it) – L’ex Ilva, il grande siderurgico tarantino, si tira dietro un pezzo del Recovery plan italiano. Tanto che Taranto sarà una ‘protagonista’ del Piano made in Italy per accedere ai fondi europei del più ampio pacchetto del Recovery fund fatto da 208 miliardi di euro. E su questo laboratorio di sostenibilità nel golfo pugliese, in era post Covid-19, ci scommette il Pd che – dalla sede del Nazareno a Roma – ha lanciato un piano per l’intera area, contenuto in documento che, fin dal titolo, lascia poco spazio a interpretazioni: ‘Taranto, Capitale del Green new deal’.

In campo – alla presentazione del Piano dal ‘respiro’ europeo per Taranto – Roberto Gualtieri, il ministro dell’Economia e proprietario delle chiavi della cassaforte di risorse Ue che cominceranno ad arrivare per il nostro Paese: “La decarbonizzazione dell’Ilva sarà tra le priorità del Recovery plan italiano”; è netta l’osservazione di Gualtieri, e del resto sono anni che non ci si schioda da questa necessità, ormai urgenza non più procrastinabile soprattutto per evitare ancora oggi la drammatica opzione tra salute e lavoro.

Per questo guarda dritto, pensando a un adeguamento tecnologico che contempli prima di tutto il gas; e poi a un’iper-innovazione: quella della strada, ormai entrata nel dibattito sulla transizione ecologica, dell’investimento sull’idrogeno. Ma non si ferma, e aggiunge che se Arcelor Mittal non dovesse trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda si penserà ad altri interlocutori: “È una strada difficile, ma non ce ne sono altre. Questo progetto ha dei capisaldi: mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi”.

Il documento del Pd mette nero su bianco che “il modo in cui si tentato di coniugare salute e lavoro si è rivelato inefficace”. Senza troppi giri chiede subito “una vera e propria svolta”, stimolando il governo su quattro punti principali. Il primo: l’urgenza di “una verifica dell’attuale impianto produttivo a ciclo integrale” in grado di tutelare “la salute di cittadini e lavoratori e salvaguardando, in ogni caso, i livelli occupazionali”. Il secondo: mettere in campo un progetto per “l’utilizzo del Just transition fund e del Recovery fund per progettare la progressiva decarbonizzazione”.

Gli altri due aspetti riguardano da un lato la “piena applicazione delle misure normative” e di rafforzare “il cantiere” aperto per la città jonica (tipo la fiscalità di vantaggio, il rafforzamento delle Zone economiche speciali, il credito d’imposta in ricerca e sviluppo rafforzato per il Sud), dall’altro la creazione di “un tavolo” per realizzare gli obiettivi del Piano democratico per una “Taranto verde”.

“Lo Stato italiano è in debito con Taranto, dobbiamo cominciare a saldare questo debito nel più breve tempo possibile”, osserva il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, facendo presente di come quanto contenuto nel Piano del Pd sia “in linea con la posizione del Governo” e con l’obiettivo di decarbonizzare la grande acciaieria. Sulla stessa scia il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, secondo cui “la transizione energetica non può prescindere dall’ex Ilva e dalla decarbonizzazione totale e senza condizioni”. 

Come premessa, bisogna rilevare che il Piano del Pd pone un unico percorso possibile; e cioè quello diuna svolta green che capovolga il punto di partenza, che riesca finalmente ad armonizzare le esigenze produttive e il diritto inderogabile alla salute dei cittadini”.

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