Asma pediatrico, per 1 bambino su 12 dipende dall’inquinamento da traffico

Gli alti valori di biossido di azoto di 13mila metropoli globali sono responsabili di almeno 1,85 milioni di casi di asma nei bambini. L’inquinante deriva principalmente dal traffico veicolare

inquinamento da traffico
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L’inquinamento da traffico produce soprattutto NO2

(Rinnovabili.it) – L’inquinamento da traffico è responsabile di quasi 2 milioni di casi di asma infantile nel mondo. La stima – la prima nel suo genere – si basa sui dati degli inquinanti atmosferici registrati in 13mila città globali. Il colpevole è soprattutto il biossido di azoto (NO2), che ha origine dal traffico veicolare e, in misura minore, da riscaldamenti, produzione di energia e alcuni processi industriali.

“Il nostro studio ha scoperto che il biossido di azoto mette i bambini a rischio di sviluppare l’asma e il problema è particolarmente acuto nelle aree urbane”, spiega Susan Anenberg, co-autrice dello studio apparso sulla rivista The Lancet Planetary Health.

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Dei circa 1,85 milioni di nuovi casi di asma pediatrico che vengono attribuiti ogni anno al NO2, circa 2/3 sono concentrati nelle aree urbane. Le politiche di limitazione del traffico sembrano dare qualche effetto, se – come nota lo studio – si registra un calo dei casi dove misure ad hoc sono entrate in vigore, come Stati Uniti ed Europa. Tuttavia, il miglioramento su scala globale viene però quasi compensato dalla peggior qualità dell’aria in Asia meridionale, Africa subsahariana e Medio Oriente. Dal 2000 al 2019, infatti, i casi di asma pediatrico attribuibili al biossido di azoto sono calati appena del 4%, dal 20 al 16%.

Se 1 bambino su 12 a cui viene diagnosticato l’asma patisce un deterioramento della salute a causa dell’inquinamento da traffico, la scarsa qualità dell’aria è responsabile, nel mondo, di almeno 1,8 milioni di morti premature. Il dato è frutto di una stima a cui è arrivato lo stesso team di ricerca in un secondo studio e si riferisce ai valori di tutti gli inquinanti atmosferici per l’anno 2019. In pratica, sostengono gli autori, l’86% degli adulti e dei bambini che vivono in città sono esposti a livelli di particolato sottile – PM2.5 e PM10 – che superano le soglie di guardia suggerite dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

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