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Effetto Hormuz: in calo nel 2026 le emissioni globali da combustibili fossili

La crisi energetica del 2026 potrebbe determinare una riduzione dell'uso di combustibili fossili e delle emissioni a essi collegate sia nel breve che nel lungo termine.

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Le emissioni causate dai combustibili fossili dovrebbero scendere di quasi lo 0,5% a livello globale

Le emissioni causate dai combustibili fossili dovrebbero calare di quasi lo 0,5% a livello globale nel 2026, come conseguenza della crisi di Hormuz.

Il conflitto in Medio Oriente ha gravemente compromesso i flussi commerciali che transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz, causando aumenti dei prezzi di petrolio e gas che continuano ad avere effetti negativi sull’economia globale. Più la guerra si protrae e si aprono nuovi fronti, come il riaccendersi delle tensioni in Yemen, più i Governi sono spinti a passare a fonti alternative al petrolio e al gas. Una di queste è il carbone.

Aumento delle emissioni globali da carbone più che compensato dal calo dell’uso di petrolio e gas

Le ultime stime suggeriscono che quest’anno ci sarà un aumento dell’1,2% della domanda di carbone, come conseguenza della guerra in Medio Oriente. Tuttavia, un’analisi di Carbon Brief mostra che l’aumento delle emissioni globali associato al maggiore consumo di carbone, in gran parte non dovuto al blocco di Hormuz, potrebbe essere più che compensato dal calo dell’uso di petrolio e gas dovuto invece alla guerra. L’analisi indica che le emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili per il 2026 scenderanno di circa lo 0,5% rispetto ai livelli del 2025, con i combustibili fossili che rappresentano due terzi delle emissioni globali di gas serra.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) aveva inizialmente stimato che nel 2026 la domanda globale di carbone sarebbe diminuita. Nel rapporto sul carbone del 2025, pubblicato a metà dicembre, sosteneva che il calo della domanda in Cina avrebbe superato l’impatto delle politiche a favore del carbone decise da Trump e che questo avrebbe determinato un calo della domanda globale. Con l’ultimo aggiornamento di settembre 2026, invece, l’agenzia ha modificato le proprie stime e ha previsto che la domanda globale di carbone crescerà dell’1,2% nel 2026, anziché registrare un leggero calo.

L’ultimo rapporto dell’AIE ha anche sottolineato il ruolo svolto dal fenomeno di El Niño, che sta facendo salire il fabbisogno di raffreddamento e sta riducendo la produzione idroelettrica. Anche altri fattori starebbero influenzando la domanda di carbone quest’anno, come una crescente quantità di energia eolica e solare “sprecata” in Cina.

In calo la domanda di gas e petrolio

Per quanto riguarda il gas, l’AIE a gennaio 2026 aveva suggerito che nel 2026 ci sarebbe stata una crescita della domanda globale di gas pari al 2%. A luglio, invece, e dunque dopo alcuni mesi di guerra in Iran, ha previsto un calo della domanda pari allo 0,6% per il 2026. Da allora, la pressione sulla domanda di gas dovuta ai prezzi elevati non ha fatto che aumentare. Ad esempio, nei primi 6 mesi di quest’anno domanda cinese di gas naturale liquefatto si è ridotta. I timori sulla sicurezza degli approvvigionamenti hanno spinto Pechino a dare priorità e all’energia rinnovabile, relegando il GNL importato e il carbone a una quota sempre più contenuta del mix energetico statale.

Quanto al petrolio, sempre a gennaio 2026, l’AIE prevedeva un aumento della domanda nel 2026 pari a 930.000 barili al giorno (bpd). Tuttavia, con il prolungarsi della crisi di Hormuz, il dato ha continuato a cambiare, A settembre, l’AIE ha previsto un calo ulteriore della domanda di petrolio, pari a 2.500.000 bpd nel 2026, equivalente a una riduzione del 2,4% rispetto ai livelli del 2025.

L’ultima crisi energetica, insieme a tanti altri fattori, continuerà a influenzare la domanda di combustibili fossili anche il prossimo anno e forse oltre. Infatti, l’AIE prevedeva inizialmente che la domanda di petrolio sarebbe salita nel 2027 ben al di sopra dei livelli del 2025, ora si aspetta rimanga sostanzialmente stabile per due anni.

Di pari passo, le vendite di veicoli elettrici hanno toccato livelli record nei principali mercati automobilistici del mondo. L’AIE ha spiegato anche che carbone e gas sono interdipendenti: la domanda di carbone nel 2027 potrebbe aumentare di nuovo se i prezzi del gas rimanessero elevati, oppure scendere se i prezzi del gas dovessero allentarsi. Nel 2025 negli USA il rincaro del gas aveva innescato già un ritorno al carbone.

I Governi dei Paesi che avevano pianificato di affidarsi alle importazioni di gas naturale liquefatto ora sembrano più orientati verso l’energia pulita prodotta localmente, oppure verso l’uso del carbone più a lungo del previsto. A fronte di queste dinamiche, l’analisi conclude che la crisi energetica del 2026 potrebbe determinare una riduzione dell’uso di combustibili fossili e delle emissioni a essi collegate sia nel breve che nel lungo termine.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.