PFAS: i forever chemicals bucano anche l’ozono

Il processo manifatturiero ha un sottoprodotto: il freon-22, un gas serra con un potere climalterante 5.000 volte più alto di quello della CO2

Pfas: ancora onnipresente nella carta alimentare in Europa

Produrre PFAS libera in atmosfera l’HCFC-22 (freon-22)

(Rinnovabili.it) – L’inquinamento da PFAS è dannoso per il clima almeno tanto quanto lo è per la salute. I forever chemicals e il cambiamento climatico sono legati a doppio filo. Lo ha stabilito un nuovo rapporto dell’Epa, l’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti. Il problema? Il processo di produzione.

Gli PFAS sono sostanze perfluoroalchiliche di origine sintetica che non si degradano naturalmente, restando nell’ambiente per molto tempo e contaminando le falde acquifere. Hanno decine di usi industriali che spaziano dalla concia delle pelli al trattamento dei tappeti, alla produzione di carta per uso alimentare. Il rapporto dell’Epa punta il dito sui gas serra emessi dalle manifatture di PFAS: il processo produce infatti grandi quantità di HCFC-22, un gas con potere climalterante 5.000 volte più alto di quello della CO2 conosciuto anche come freon-22 (clorodifluorometano).

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A quanto ammonta la produzione? Il dossier porta l’esempio di un impianto a Decatur, in Alabama, uno dei più vasti degli Stati Uniti. Qui solo nel 2019 sono state emesse in atmosfera 110 tonnellate di HCFC-22, che equivalgono a ben più di 500mila t di CO2 per il loro impatto sul clima. Per avere un termine di paragone, sono le emissioni che produrrebbe un’auto facendo più di 70mila giri del mondo.

“Questo è un triste ma chiaro esempio di come le sostanze chimiche tossiche e il cambiamento climatico siano collegati: la produzione di sostanze chimiche PFAS non solo inquina le persone e l’ambiente, ma rilascia potenti gas serra, che aggravano la crisi climatica”, puntualizza Erika Schreder, co- autrice del rapporto.

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Un problema in più: il freon-22, come altri HCFC, è vietato. Lo stabilisce il protocollo di Montreal siglato nel 1987 per mettere al bando quei gas serra responsabili del buco dell’ozono, insieme ai CFC usatissimi in frigoriferi e condizionatori fino alla fine degli anni ’80. Ma un cavillo scavato nel testo del protocollo ammette le emissioni di freon-22 se è il sottoprodotto di un processo manifatturiero più articolato. Proprio il caso degli PFAS.

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