Oms: l’inquinamento ambientale uccide 1,7 milioni di bambini l’anno

Il solo inquinamento indoor causa la morte prematura di 531mila bambini al di sotto dei 5 anni. Un quarto dei decessi prematuri totali dipende da ambienti insalubri o inquinati.

Oms: l'inquinamento ambientale uccide 1,7 milioni di bambini l’anno

 

(Rinnovabili.it) – Un quarto di tutte le morti di bambini al di sotto dei 5 anni sono causate da ambienti insalubri o inquinati. Le patologie che ne derivano – tra cui diarrea, malaria e disfunzioni dell’apparato respiratorio – mietono infatti 1,7 milioni di vite ogni anno. Lo afferma l’Organizzazione mondiale della sanità in un rapporto pubblicato oggi dal titolo “Atlas on children’s health and environment”. Uno studio ad ampio spettro sull’inquinamento e i suoi effetti sulla salute, che prende in considerazione i fattori più disparati dietro la mortalità infantile: dai rischi ambientali estremi all’incremento dell’urbanizzazione, dall’espansione delle attività industriali ai cambiamenti climatici.

Il periodo prenatale e la prima infanzia, avverte il rapporto, costituiscono la finestra temporale di maggiore vulnerabilità. I rischi ambientali sono responsabili di nascite premature e altre complicazioni collegate, oltre a incrementare il rischio di patologie che accompagnano il bambino per tutta la durata della sua vita, come ad esempio malattie dell’apparato respiratorio, di quello cardiovascolare e il cancro.

 

Ogni anno, si legge nel rapporto, il solo inquinamento indoor causa la morte prematura di 531mila bambini al di sotto dei 5 anni. Inoltre aumenta esponenzialmente il tasso di incidenza di infezioni croniche delle vie respiratorie, asma, predisposizione ad infarti. Oltre all’inquinamento atmosferico, anche quello dell’acqua è tra le cause principali della mortalità infantile. Nel solo 2012 più di 350mila bambini sono morti di diarrea, un numero che è salito a oltre mezzo milione nel 2015. Decessi che si sarebbero potuti facilmente evitare garantendo loro l’accesso ad acqua pulita: una condizione in cui versa tuttora il 10% della popolazione mondiale.

Su questi due fattori, i principali, incidono anche i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale ha delle ricadute sulla qualità dell’aria non trascurabili, dal momento che porta all’aumento della concentrazione di ozono a livello del terreno e incrementa la diffusione del polline influenzando l’andamento e la durata delle stagioni calde. Allo stesso modo, le modificazioni dei pattern tradizionali delle precipitazioni vanno a influire sulle riserve di acqua dolce, aumentando la probabilità di contrarre diarrea.

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