La nuova tassa del Canada per finanziare la cattura della CO2

Per l’industria dell’oil&gas canadese, l’imposta dovrà coprire il 75% degli investimenti necessari per attrezzare gli impianti di produzione con tecnologie CCS

cattura della CO2
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Il Canada punta sulla cattura della CO2 per la transizione energetica

(Rinnovabili.it) – La transizione energetica? La paghino per la maggior parte i canadesi. È il succo della proposta-ricatto che è piovuta sulla scrivania di Justin Trudeau appena prima delle elezioni anticipate del 20 settembre scorso. Il mittente: l’industria dell’oil&gas del Canada. Già abbastanza ai ferri corti con il premier, le cui timide politiche climatiche sono viste come una minaccia esistenziale dalle imprese dello shale e delle sabbie bituminose. Adesso Trudeau è stato rieletto e dovrà prendere in mano il dossier. Il nodo? Le tecnologie di cattura della CO2.

Secondo i petrolieri del Canada, se davvero il governo vuole imboccare la strada della transizione energetica e procedere spedito, deve anche mettere mano al portafoglio. Come? Trudeau a giugno aveva ventilato l’ipotesi di mettere una nuova tassa per coprire in parte gli investimenti dell’industria per tagliare le sue emissioni. Adesso le compagnie oil&gas “suggeriscono” a Trudeau di calibrarla in modo che copra il 75% delle spese che loro dovranno sostenere per attrezzare gli impianti con tecnologie CCS.

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La via della cattura della CO2 è una scelta che il governo considera obbligata. Il Canada è il quarto esportatore mondiale di idrocarburi, l’industria energetica produce una buona fetta del PIL nazionale e supporta circa 700mila posti di lavoro tra diretti, indotto e indiretti. Anche se il valore reale dell’export di petrolio e gas è cresciuto del 630% in 30 anni, l’industria ha iniziato a boccheggiare prima con la crisi dello shale e poi con la pandemia. Le spese in conto capitale sono calate del 55% tra il 2014 e il 2019, e poi ancora di un altro 30% l’anno scorso.

A queste difficoltà si aggiunge l’agenda climatica del governo. Il Canada ha aumentato i suoi obiettivi climatici di recente. Nel 2015 aveva promesso di tagliare le emissioni di gas serra del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, ma senza toccare l’industria delle sabbie bituminose dell’Alberta (tar sands) che sono quasi il 20% più inquinanti del petrolio convenzionale. Lo scorso aprile, complice il pressing serrato di USA e UE, Trudeau ha alzato l’obiettivo al 40-45%, sempre entro fine decennio e rispetto ai livelli del 2005.

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A fine agosto era trapelata la bozza della strategia nazionale sulla cattura della CO2. Il piano prevede 2 nuovi maxi hub per la cattura e il sequestro del carbonio, in modo da arrivare a una capacità di stoccaggio geologico della CO2 moltiplicata per 4 rispetto a quella attuale. Che rappresenta già il 15% della disponibilità globale di infrastrutture per la rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera e il suo immagazzinamento sottoterra.

(lm)

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