Certificati per la rimozione della CO2, cosa prevede la proposta UE?

La Commissione ha presentato un modello che fissa paletti precisi per i carbon removals, considerati parte indispensabile per raggiungere la neutralità climatica a metà secolo. I certificati devono garantire che la CO2 sequestrata produca benefici inequivocabili per il clima e non torni in atmosfera

Certificati per la rimozione della CO2: i nuovi standard UE
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Il primo standard europeo per rendere credibili i certificati per la rimozione della CO2

(Rinnovabili.it) – Misurabili, addizionali, di lungo periodo e sostenibili. Sono i quattro paletti del modello QuALity, il sistema per rendere credibili i certificati per la rimozione della CO2 presentato ieri dall’UE. Con l’intenzione di fissare uno standard che può diventare globale. L’obiettivo? Mettere ordine nella galassia dei carbon removals, togliendo terreno alle pratiche ambigue, difficili da misurare e monitorare, che non producono i benefici per il clima che dichiarano.

Come funzionano i certificati per la rimozione della CO2?

Le linee guida presentate da Bruxelles creano il primo quadro condiviso, di livello europeo, per le rimozioni volontarie del carbonio. Il modello è a disposizione di autorità e soprattutto aziende e mira a rendere i certificati per la rimozione della CO2 un tassello utile nel contrasto della crisi climatica.

Non tutte le attività che stoccano anidride carbonica potranno accedere ai certificati, però: il recupero, lo stoccaggio e l’utilizzo di CO2 proveniente da fonti fossili (CCUS) resta fuori. La proposta si applica invece alle tecnologie di cattura diretta dall’aria (DACCS) e quelle basate sulla cattura indiretta tramite biomassa (BECCS). Ma anche il carbon farming, ovvero le pratiche che aumentano la capacità di assorbimento della CO2 di suoli e foreste o limitano le loro emissioni. E anche lo stoccaggio di CO2 in prodotti, come materiali da costruzione a base di legno o carbonati.

Per ottenere i certificati per la rimozione della CO2, tutte queste tecnologie e pratiche devono rispettare quattro criteri. Primo, la quantificazione: le attività di rimozione del carbonio devono essere misurate con precisione e produrre benefici inequivocabili per il clima. Secondo, un criterio di addizionalità. devono andare oltre le pratiche esistenti e quanto richiesto dalla legge. Terzo, garantire uno stoccaggio a lungo termine. E infine, sostenibilità. Le attività di rimozione del carbonio devono preservare o contribuire a obiettivi di sostenibilità come l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’economia circolare, le risorse idriche e marine e la biodiversità.

“La proposta odierna di un quadro di certificazione che garantisca che ogni volta che si dice che una tonnellata di carbonio è stata sottratta all’atmosfera, si possa verificare tale affermazione: è effettivamente accaduto, è aggiuntivo rispetto a uno scenario business-as-usual e viene effettivamente stoccato?”, scrive su Twitter il vice-presidente della Commissione Frans Timmermans.

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