Accelera il consumo di suolo in Italia, il cemento si mangia 70 km2 nel 2021

È il dato peggiore degli ultimi 10 anni. Tra il 2006 e il 2021 in Italia sono stati consumati 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale a causa dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali, con una media di 77 km2 all’anno

Consumo di suolo in Italia: nel 2021 spariti più di 2 m2 al secondo
Foto di analogicus da Pixabay

I dati di Ispra nel rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”

(Rinnovabili.it) – Nel 2021 il consumo di suolo in Italia ha accelerato di nuovo. Sono spariti 2,2 metri quadrati al secondo, in tutto 69,1 km2 di nuove coperture artificiali in un anno. “Un ritmo non sostenibile” che, calcolando l’impatto negli ultimi 15 anni, ci presenta un conto da 8 miliardi di euro l’anno “che potrebbero incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro paese”. Lo scrive l’Ispra nel rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” presentato oggi.

I dati del consumo di suolo in Italia

Di miglioramento, nemmeno l’ombra. Anzi: il dato 2021 è il peggiore degli ultimi 10 anni, con circa 19 ettari al giorno. L’equivalente di quasi 30 campi di calcio ogni 24 ore. Che non vengono assolutamente compensati dal recupero di suolo, che l’anno scorso si è fermato ad appena 5,8 km2. In gran parte, peraltro, frutto del recupero di aree di cantiere o altri tipi di aree che erano già classificate come reversibili.

“Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro capite aumenta in un anno di 3,46 m2, passando da 359 a 363 m2 /ab. Erano 349 m2 /ab nel 2012”, si legge nel rapporto sul consumo di suolo in Italia. Tra il 2006 e il 2021 in Italia sono stati consumati 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale a causa dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali, con una media di 77 km2 all’anno”.

Di quanto terreno consumato stiamo parlando, nel contesto del Belpaese? Di circa il 7,13% del suolo, calcola l’Ispra, che sale però oltre il 10% se si considera soltanto il suolo utile. Una percentuale molto al di sopra della media europea, che si ferma al 4,2%.

Regioni e città, chi sono i peggiori?

Nord-Ovest e Nord-Est si confermano i territori dove si registra il maggior consumo di suolo in Italia. In termini assoluti, guardando la percentuale sul territorio totale, le regioni peggiori sono Lombardia e Veneto, rispettivamente con il 12,12 e l’11,9%. Seguite dalla Campania con il 10,49%. Ma gli incrementi maggiori sono soprattutto al Nord: Lombardia con 883 ettari in più, Veneto (+684 ettari), Emilia Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499).

Con un maggior livello di dettaglio, la provincia o città metropolitana con il più alto consumo di suolo è Roma: oltre 70mila ettari complessivi, con un aumento annuo record di 95 ha. La capitale è anche “la città che dal 2006 ad oggi abbia consumato in media, più suolo di tutte le altre città (più di 90 ettari l’anno)”, sottolinea l’Ispra. Seguono poi Ravenna e Vicenza con 68 e 42 ha in più (ma legati a opere reversibili, ovvero cantieri). Le città peggiori con cambiamenti irreversibili sono Reggio Emilia, Catania (per il polo intermodale dell’interporto) e Novara (un terzo dei suoi 35 ha è legato a stabilimenti per e-commerce). (lm)

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