Emissioni auto, l’Italia prepara una valutazione d’impatto sulle nuove regole UE

Alla riunione dei ministri europei dell’Ambiente di lunedì 20 dicembre, i Ventisette hanno fatto emergere profonde divisioni sulla creazione di un ETS gemello dedicato a trasporti ed edifici. Molti paesi temono nuovi costi sui cittadini. Spaccature anche per i nuovi target sulle emissioni dei veicoli

Emissioni auto e nuovo ETS: le proposte spaccano l’UE a metà
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La proposta UE prevede emissioni auto a zero entro il 2035

(Rinnovabili.it) – I ministri europei dell’Ambiente si spaccano sulle novità introdotte con il pacchetto Fit for 55. La riunione di ieri più che una discussione è stata una grande rassegna di dubbi, incertezze, esitazioni, priorità divergenti. Sul tavolo due dossier di peso nella politica climatica UE: il nuovo ETS su trasporti e edifici e i nuovi limiti alle emissioni auto.

Le critiche al nuovo ETS

L’Europa è divisa quasi a metà sul tema dell’estensione del mercato del carbonio. Il 14 luglio la Commissione aveva proposto di creare un gemello dell’ETS già in vigore per coprire anche i trasporti e le emissioni degli edifici. La proposta, esaminata per la prima volta ieri dai Ventisette, è bocciata con forza dalla Polonia e da molti paesi dell’est (Ungheria, Slovacchia, Romania).

“La misura creerebbe molte tensioni sociali ma non molti risultati nella riduzione delle emissioni. Non dobbiamo rischiare che la lotta contro il cambiamento climatico perda il sostegno dei cittadini”, è l’argomento dell’Ungheria, simile a quelli usati dagli altri paesi contrari. Anche Irlanda, Portogallo, Spagna e Lituania hanno fatto presente la loro perplessità.

Il nuovo ETS parallelo dovrebbe abbattere le emissioni del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Non prevede quote gratuite e, soprattutto, i permessi dovranno essere acquistati dai player che operano lungo la supply chain e non dagli emettitori diretti. È per questo che alcuni paesi sono così contrari: temono che gli operatori si rifacciano direttamente sui cittadini, dando magari il via a proteste come quelle dei Gilet Jaunes (innescate proprio da una tassa sul carburante).

Per attutire l’impatto di questa misura, i proventi dovrebbero alimentare un Fondo sociale che è stimato in circa 70 mld di euro nel periodo 2025-2032, da distribuire ai paesi membri previo un co-finanziamento statale al 50% per interventi legati al supporto alle fasce più vulnerabili della popolazione. Troppo poco, secondo il fronte dei contrari.

Sul versante delle emissioni auto

Anche i nuovi limiti per le emissioni auto hanno portato sulle barricate i Ventisette. Su questo dossier, però, la situazione appare meno polarizzata. La proposta chiede di abbattere del 55% i g/CO2/km emessi dai veicoli entro il 2030 (dai 95g di oggi), per poi portarli a 0 nel 2035 quando scatterà lo stop definitivo alla vendita dei veicoli a combustione.

Romania e Repubblica Ceca hanno paura delle ripercussioni per la loro industria dell’auto, mentre Polonia e Lituania hanno avvertito del rischio che il bando definitivo si traduca in una migrazione di auto a benzina e diesel di seconda mano dai paesi più ricchi (dove una fetta maggiore della popolazione si può permettere veicoli elettrici) a quelli più poveri. Rallentando così ancora di più la transizione per i paesi più in difficoltà.

L’Italia, dove l’automotive non è certo un settore secondario, segue una via di mezzo sulle emissioni auto. Il ministro del MiTE Cingolani, una settimana dopo aver dato l’ok allo stop agli ICE entro il 2035, ha fatto sapere che Roma sta effettuando una propria valutazione d’impatto sulle conseguenze della graduale eliminazione dei veicoli ICE: “Stiamo considerando seriamente la neutralità tecnologica e i biocarburanti come possibili soluzioni transitorie”.

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