Taglio emissioni dell’allevamento, il piano senza precedenti dell’Olanda

Compensazioni per gli allevatori che accettano di trasferire altrove la propria attività o di lasciarla. Sostegno per quelli che passano da un modello intensivo a uno estensivo. Tutto su base volontaria, almeno fino al 2035. La ricetta radicale dell’Olanda per ridurre la concentrazione di azoto nei terreni

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Foto di Pexels da Pixabay

La proposta sulle emissioni dell’allevamento ha una dotazione di 25 mld

(Rinnovabili.it) – L’Olanda è il primo paese al mondo a ridurre per legge i capi di bestiame sul suo territorio per migliorare la sua performance climatica. Ieri il premier in pectore Mark Rutte ha incassato l’ok all’accordo di coalizione: un documento di una cinquantina di pagine in cui trovano spazio una serie di misure per tagliare le emissioni dell’allevamento.

Il piano era trapelato già a inizio settembre – i negoziati per il nuovo esecutivo sono stati lunghissimi: 273 giorni – e in questi mesi è stato limato. Ma resta una ricetta radicale, la prima di questo tipo. Un passo che avrà anche un impatto climatico significativo nel contesto europeo. L’Olanda è grande appena come Lombardia e Veneto e ha solo 17 milioni di abitanti, ma deve sostenere circa 100 milioni di capi di bestiame. Una densità altissima che grava sul ciclo dell’azoto – arriva negli ecosistemi in forma di ammoniaca contenuta nei liquami e nel letame – e mette il paese al 1° posto in Europa per export di carne.

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Cosa prevede il piano olandese per tagliare le emissioni dell’allevamento? Nell’arco di 13 anni, con una dotazione di 25 mld di euro, fornirà incentivi agli allevatori per spostare altrove il loro business o per abbandonarlo del tutto. Gli spostamenti seguiranno criteri di densità di capi per unità di territorio in modo da diminuire localmente la pressione sul ciclo dell’azoto. Inoltre, il piano olandese prevede anche un supporto agli allevatori per abbandonare i modelli intensivi in favore di quelli estensivi, con meno animali su una porzione maggiore di terreno. L’obiettivo è ridurre i capi del 30% entro il 2035.

Per il momento, sembra essere scomparso l’aspetto più radicale di questa politica, cioè la possibilità per lo Stato di ricorrere all’esproprio come extrema ratio. Il piano è volontario, si legge nell’accordo di coalizione. Il governo, in una prima fase, si limiterà a offrire delle compensazioni. Ma sullo sfondo resta l’opzione più drastica, ha confidato un esponente della coalizione di governo al Guardian.

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