Emissioni delle auto, COP26, i big del settore si sfilano dall’accordo globale

Oggi a Glasgow l’annuncio della Route Zero per tagliare le emissioni delle auto
Impegni diluiti e defezioni eccellenti. VW, BMW e Toyota dicono no al patto per vendere solo nuove auto e furgoni a emissioni zero. I produttori che restano cambiano la data (non il 2035 ma il 2040) e ottengono che riguardi solo i “mercati principali”

Emissioni auto
Credits: Shaun Finn da Pixabay

Oggi a Glasgow l’annuncio della Route Zero per tagliare le emissioni delle auto

(Rinnovabili.it) – Schiaffo in faccia alla Gran Bretagna da parte dei colossi mondiali dell’auto. L’accordo globale sulla riduzione delle emissioni delle auto che doveva vedere la luce oggi alla COP26 di Glasgow ha perso i pezzi prima ancora di nascere. Volkswagen, BMW e Toyota avrebbero detto no alla “Route Zero”, l’impegno con cui i produttori di veicoli impostano la traiettoria per rendere più pulito il settore confezionato da Londra per puntellare la corsa verso gli 1,5 gradi.

Il trasporto su strada è responsabile del 10 per cento delle emissioni globali ed è anche il settore le cui emissioni crescono più rapidamente. Per questo, la presidenza della COP26 ha fatto delle emissioni delle auto uno dei 4 tasselli della buona riuscita del vertice sul clima.

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Ma le defezioni e le resistenze dei car makers sta cancellando il sorriso dal volto del premier inglese Boris Johnson, tornato proprio oggi a Glasgow per seguire in presenza gli ultimi giorni di summit. Oltre ai no eccellenti, anche chi ha deciso di firmare (big come General Motors, Ford, Mercedes, Volvo, BYD) ha accettato solo dopo aver strappato condizioni più favorevoli.

In origine l’accordo doveva impegnare i partecipanti – sia i produttori di auto sia i governi – a far sì che “entro il 2035 o prima” tutte le nuove auto e i furgoni fossero a zero emissioni. Nel testo finale, invece, questo obiettivo è stato annacquato fino a diventare un obiettivo con orizzonte 2040 – 5 anni più tardi – e da raggiungere soltanto nei “principali mercati”. Nessun car maker, quindi, dovrà stravolgere la sua produzione a livello globale. Altro punto debole dell’accordo: Germania e Cina non sono tra i 24 paesi che sono saliti a bordo per tagliare le emissioni delle auto. (lm)

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