Emissioni di gas serra: l’Amazzonia è diventata il 9° inquinatore mondiale

Secondo i dati del consorzio SEEG, il Brasile è l’unico paese (oltre la Cina) in cui le emissioni sono cresciute nonostante la pandemia. La causa non è il rimbalzo dell’economia ma il disboscamento e il cambio di destinazione d’uso del suolo

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La deforestazione traina il record di emissioni di gas serra del Brasile nel 2020

(Rinnovabili.it) – Mentre tutto il mondo nel 2020 ha registrato emissioni di gas serra in picchiata a causa della pandemia, il Brasile ha segnato un robusto +9,5%. Il paese sudamericano si aggiunge alla Cina, l’unico altro paese con segno positivo (+1,5%) perché uscito più in fretta dalla prima ondata. Ma le emissioni carioca non vengono dal rimbalzo dell’economia (che è crollata di 4 punti percentuali), hanno un’altra genesi: la deforestazione.

È il disboscamento della foresta pluviale brasiliana che è schizzato alle stelle per tutto il 2020 la causa dell’incremento, secondo i calcoli di SEEG, consorzio di ricercatori e associazioni che monitorano la performance ambientale del paese. In termini assoluti, le emissioni di gas serra del Brasile nel 2020 sono arrivate a 2,16 Gt contro le 1,97 Gt del 2019. E anche se si conta la CO2 sequestrata da foreste e aree protette, le emissioni nette sono salite del 14%, cioè di 1,52 Gt.

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“Senza sorprendere nessuno, il settore del cambio di destinazione d’uso della terra è stato quello che ha tirato la curva verso l’alto e ha reso il Brasile forse l’unico grande inquinatore del pianeta ad aumentare le sue emissioni nell’anno in cui il pianeta si è fermato”, scrivono gli autori dello studio. “Rappresentato soprattutto dalla deforestazione in Amazzonia e nel Cerrado (che insieme costituiscono quasi il 90% delle emissioni del settore), il land use change ha emesso 998 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2020, un aumento del 24% rispetto al 2019 (807 milioni)”.

Tutto questo mentre le emissioni di gas serra del comparto energetico scendevano del 4,6%, quelle dell’industria pesante restavano stabili, e altri settori come agricoltura e allevamento, o quello dei rifiuti, registravano aumenti molto contenuti (rispettivamente, 2,5% e 1,8%).

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“Nella sola Amazzonia, le emissioni derivanti dai cambiamenti nell’uso della terra hanno raggiunto 782 milioni di tonnellate di CO2 equivalente l’anno scorso. Se la foresta brasiliana fosse un paese, sarebbe il nono più grande emettitore del mondo, davanti alla Germania. Aggiungendo il Cerrado (113 milioni di tonnellate di CO2 e) al conto, i due biomi emettono più dell’Iran e sarebbero l’ottavo emettitore mondiale”, conclude lo studio di SEEG. (lm)

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