Per rispettare Parigi dobbiamo correre 3 volte più veloci sulle emissioni di metano

Uno studio dell’università di Stanford ricalibra l’importanza del metano per centrare gli obiettivi climatici. I modelli in uso oggi lo sottovalutano del 34-87%

Emissioni di metano: l’ONU lancia la crociata per abbatterle
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Le emissioni di metano restano in atmosfera per circa 2 decenni

(Rinnovabili.it) – Più gli obiettivi sul clima diventano stringenti, più diventa viva la necessità di agire subito e tagliare immediatamente e in modo consistente le emissioni. Per questo, affrontare il capitolo delle emissioni di metano è cruciale se vogliamo tenere a portata il target più ambizioso dell’accordo di Parigi, gli 1,5 gradi. E le iniziative promosse finora dalla comunità internazionale non sono abbastanza forti. A partire dalla necessità di affrontare non solo l’oil&gas, ma anche altre fonti antropiche come allevamenti e discariche.

È questo il ragionamento dietro uno studio della Stanford university che ha calcolato che intervenire sulle emissioni di metano da qui al 2045 è 3 volte più urgente di quanto viene assunto dalle politiche oggi in vigore. “Stiamo gravemente sottovalutando il metano”, spiega Sam Abernethy, coautore dello studio. “Abbiamo bisogno di un’azione drastica sul clima a breve termine per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il metano è la migliore leva per ottenerla”.

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L’importanza relativa delle emissioni di metano e di CO2 per le politiche climatiche è una materia molto discussa. Il CH4 è un gas che ha un potere climalterante 82,5 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Ma solo per i primi 20 anni in cui resta in atmosfera. Il metano, infatti, è un gas molto meno persistente della CO2, che resta invece in circolazione per molto più tempo. Proprio la finestra temporale dei due decenni è ciò che fa dire agli autori dello studio che le emissioni di metano sono la chiave di volta del rispetto dell’accordo di Parigi, che secondo l’IPCC richiede azioni immediate.

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno ricalibrato l’orizzonte temporale su cui si calcola il potenziale di riscaldamento globale (global warming potential, GWP) dei gas serra e il potenziale di cambiamento della temperatura globale (global temperature change potential, GTP), per convenzione 100 anni, allineandoli al tempo che ci resta a disposizione prima di superare gli 1,5°C e i 2°C secondo l’IPCC. Il risultato è che, per il primo target, l’importanza di ridurre le emissioni di metano è sottostimata rispettivamente del 34% e del 38%, mentre per il secondo obiettivo del 63% e dell’87%.

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