La Cina segue gli USA: addio agli idrofluorocarburi, potenti gas serra

L’annuncio di Pechino arriva pochi giorni dopo quello degli Stati Uniti. Il Dragone costringerà i 19 produttori di HCFC-22 a trattenere gli HFC-23, un sottoprodotto del processo industriale. Previsti incentivi per riutilizzarlo come materia prima seconda

Gas refrigeranti: gli USA dichiarano guerra agli idrofluorocarburi HFC
via depositphotos.com

Gli idrofluorocarburi hanno un potere climalterante migliaia di volte superiore alla CO2

(Rinnovabili.it) – Anche la Cina dichiara guerra agli idrofluorocarburi. Pechino si prepara a una stretta sui gas refrigeranti HFC-23, molto utilizzati per elettrodomestici comuni come frigoriferi e condizionatori. Si tratta di gas che hanno un potere climalterante addirittura 12.000 volte superiore a quello dell’anidride carbonica.  

Il colosso asiatico imbocca così la stressa strada intrapresa dagli Stati Uniti solo la settimana scorsa. Anche Pechino onora la promessa di ratificare e rispettare l’emendamento Kigali al protocollo di Montréal del 1987. Quest’ultimo aveva messo al bando a livello mondiale i CFC, un altro tipo di gas molto diffusi ma indicati come il primo responsabile del buco dell’ozono. L’emendamento è del 2009 e aggiunge alla lista altri gas refrigeranti, tra cui gli idrofluorocarburi.

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L’HFC-23 è in realtà un sottoprodotto di altre produzioni industriali, in particolare di quelle degli HCFC-22 (idroclorofluorocarburi). La prassi, finora, prevedeva che l’HFC-23 venisse semplicemente liberato in atmosfera. Così, anche se da anni non viene più prodotto direttamente, i suoi livelli in atmosfera non sono calati.

La Cina, tramite il ministero dell’Ecologia e della Protezione Ambientale, ha fatto sapere che obbligherà tutti i 19 produttori di HCFC-22 presenti nel paese a installare dei dispositivi che permettono di intercettare gli HFC-23 prima che vengano rilasciati in atmosfera. Saranno approntate anche delle misure – non meglio specificate – che incentiveranno il ri-uso degli idrofluorocarburi come materia prima seconda in altri processi industriali. Inoltre, tutte le compagnie dovranno fornire su base annuale i dati delle loro emissioni alle Nazioni Unite.

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Il ministero cinese non dà altre indicazioni, né sui tempi né sui benefici per il clima. Gli Stati Uniti, che puntano a tagliare dell’85% le loro emissioni di HFC-23 entro il 2035, stimano che da qui al 2050 il provvedimento consentirà di tagliare 4,7 mld di t di CO2, pari a tre anni di emissioni dal settore energetico del paese ai livelli del 2019.

lm

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