La neutralità climatica UE a costo zero secondo McKinsey

Guadagno netto di 5 mln di posti di lavoro. E il costo della vita scenderà per le fasce a reddito più basso. Ma serve attenzione a sviluppo tecnologico e un prezzo del carbonio adeguato

Neutralità climatica
Credits: Gerd Altmann da Pixabay

Lo studio analizza come raggiungere la neutralità climatica in modo vantaggioso

(Rinnovabili.it) – Quanto costerà la neutralità climatica all’Unione europea, in termini di posti di lavoro e costo della vita? Secondo McKinsey, zero. In un voluminoso rapporto di oltre 200 pagine pubblicato di recente, l’azienda di consulting esplora le principali opzioni a disposizione di Bruxelles per raggiungere l’obiettivo di diventare clima-neutrale entro la metà del secolo. E individua un percorso con cui l’UE può bilanciare perfettamente i costi della transizione con i suoi benefici.

Partendo dal mercato del lavoro, il rapporto dà una stima complessiva dell’impatto delle trasformazioni necessarie per raggiungere la neutralità climatica. I posti di lavoro persi saranno circa 6 milioni in tutto il continente. Ma le nuove opportunità sono molte di più, pari a 11 milioni di posti di lavoro. Sempre sul fronte dell’impiego, affinché la transizione non lasci indietro nessuno servirà un qualche tipo di supporto (in termini di aggiornamento, riqualificazione, …) per 18 milioni di persone.

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Il vero punto critico su cui si regge l’intero percorso delineato nel rapporto è lo sviluppo tecnologico. Il 25% della riduzione delle emissioni da qui al 2050 avverrà grazie a tecnologie che al momento sono implementate solo in progetti-pilota, come la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS). E un ulteriore 15% tramite tecnologie oggi ancora in fase di R&S. Per McKinsey, quindi, Bruxelles potrà raggiungere una neutralità climatica che sia net-zero in termini di costi solo se investirà in nuove tecnologie legate alla transizione e le farà crescere e diffondere rapidamente.

Poi bisogna ripensare la distribuzione degli investimenti. Il rapporto calcola che sono 800 miliardi di euro all’anno la cifra che deve essere spostata da investimenti in tecnologie ad alta intensità di carbonio verso quelle low-carbon. Si tratta di circa un quarto di tutte le spese in conto capitale dell’UE. E non è tutto. Ogni anno, dovrebbero essere investiti altri 180 miliardi di euro, che per l’azienda di consulting sarebbero però compensabili da risparmi nelle spese di esercizio.

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Possibile intoppo: solo metà degli investimenti necessari produrranno profitto. Il supporto degli Stati quindi è una conditio sine qua non, per McKinsey si tratta di cifre attorno ai 5mila mld di euro. L’alternativa però c’è: un prezzo del carbonio sui 50 euro a tonnellata renderebbe conveniente metà degli investimenti in tecnologie a bassa intensità di carbonio. E con un prezzo di 100 euro/t si arriverebbe a 3/4 .

In questo scenario “l’aumento dei costi e il risparmio sui costi si bilanciano quasi perfettamente”, spiega Hauke Engel di McKinsey. “Il costo della vita non aumenterà. In effetti, diminuirà leggermente per le famiglie a basso reddito”.

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