Il pacchetto Fit for 55 perde i pezzi: bocciata la riforma ETS

L’8 giugno l’aula di Strasburgo ha votato 8 provvedimenti legislativi che fanno parte del pacchetto su cui si gioca una buona fetta del Green Deal. Tutto da rifare per il mercato del carbonio, affossato dai litigi tra popolari e socialdemocratici. Passa invece l’addio alle auto e ai furgoni con motore a combustione dal 2035

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La Commissione aveva presentato il pacchetto Fit for 55 a luglio 2021

(Rinnovabili.it) – Alla fine la conta dei voti ha dato torto a Peter Liese. Fino a ieri mattina l’europarlamentare tedesco relatore della riforma ETS disseminava ottimismo: Strasburgo avrebbe dato l’ok all’architrave del pacchetto Fit for 55 anche se non si era ancora formata una maggioranza chiara. Invece il voto in aula si è trasformato in un duello tra popolari e socialdemocratici, combattuto a suon di emendamenti (per annacquare il testo) e di alleanze trasversali di scopo, anche con l’estrema destra.

A fine giornata, sul campo di battaglia sono rimasti tre degli otto provvedimenti in esame del Fit for 55, il pacchetto legislativo presentato dalla Commissione lo scorso luglio che contiene le misure più importanti su clima e decarbonizzazione. Affossato il testo centrale della riforma del mercato del carbonio, anche i provvedimenti ad essa collegati sulla tassa sul carbonio alla frontiera (carbon border adjustment mechanism, CBAM) e sul fondo sociale per il clima hanno subito la stessa sorte. Non è nulla di irrimediabile, ne discuterà ancora la commissione Ambiente e poi si tornerà al voto in aula il mese prossimo. Ma il mancato accordo segnala quanto sia difficile per la politica europea in questa fase approvare leggi sul clima più ambiziose, e di conseguenza anche più onerose per cittadini e industria.

I tasselli mancanti del Fit for 55

L’Europarlamento ieri ha rispedito alle commissioni competenti tre proposte legislative: la riforma del mercato del carbonio europeo, la tassa sul carbonio alla frontiera e il fondo sociale per il clima.

Riforma ETS – E’ stato un blitz un po’ maldestro del PPE, il partito popolare europeo, a gettare le basi per l’affossamento del testo. Il gruppo dei conservatori ha fatto passare alcuni emendamenti che depotenziano la riforma rispetto alla posizione pattuita in sede di commissione Ambiente solo pochi giorni fa.

Mentre la Commissione nella proposta originale suggeriva un taglio delle emissioni del 61% entro il 2030, gli europarlamentari si erano accordati per portare la percentuale al 67%. A sorpresa, in aula il PPE ha fatto passare un emendamento che fissa il target solo al 63%, raccogliendo i voti dell’estrema destra per supplire a quelli dei socialdemocratici.

Non solo: rallentava anche il ritiro delle quote gratuite, una misura importante per sostenere il prezzo delle quote e incentivare l’industria a investire nella decarbonizzazione senza ritardi. La nuova proposta avrebbe spostato nella Market Stability Reserve 70 milioni di permessi nel 2024 e 50 milioni nel 2026, contro i 117 milioni già nel 2024 che proponeva la Commissione.

Il gruppo S&D ha poi restituito il favore nel voto finale sul testo, bocciandolo insieme a Verdi e all’estrema destra. I no sono stati 340, i sì 265, 34 gli astenuti.

CBAM e Fondo sociale per il clima – Questi due provvedimenti seguono la stessa sorte della riforma ETS. Siccome sono strettamente legati alla forma che avrà il nuovo mercato del carbonio UE, l’Europarlamento ha rimandato la votazione finché non sarà esaminato il nuovo testo sull’ETS.

I provvedimenti approvati

Gli altri 5 testi legislativi hanno ricevuto luce verde dal parlamento europeo. Potranno quindi proseguire l’iter del pacchetto Fit for 55 e rappresenteranno la posizione di base di Strasburgo nei negoziati con il Consiglio. Tutti i provvedimenti, quindi, possono ancora subire modifiche anche sostanziali.

Stop auto a benzina e diesel – Strasburgo ha avallato la proposta della Commissione per fissare il phase out dei veicoli con motore a combustione entro il 2035. Il testo prevede che per quella data tutte le nuove auto e i nuovi veicoli commerciali leggeri venduti debbano essere a emissioni zero. Entro il 2030, le prime devono scendere al 55% e i secondi al 50% come obiettivi intermedi.

Anche in questo caso il PPE ha provato a usare il grimaldello degli emendamenti last minute per indebolire l’ambizione, proponendo che al 2035 si arrivasse a una riduzione delle emissioni solo del 90%. Ma l’aula ha detto no. Alla fine il testo legislativo è stato approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.

I trasporti sono una delle principali fonti di emissioni in Europa, con le auto che pesano da sole per il 12% del totale. Il settore dei trasporti, nel complesso, consuma anche il 65% del petrolio usato in Europa, di cui quasi tutto è importato.

Emissioni aerei – Altri passi avanti anche per regolare le emissioni degli aerei. Con il primo di due provvedimenti, il parlamento europeo ha deciso di inserire finalmente anche questo settore nell’ETS, conteggiando tutti i voli in partenza dall’Europa verso paesi che non appartengono allo spazio economico europeo. In più, la proposta per la prima volta impone di iniziare a monitorare anche le scie di condensazione degli aerei, che sono responsabili per circa 2/3 delle emissioni del settore. Infine, i permessi gratuiti alle compagnie inizieranno a essere ritirati dal 2025, con due anni di anticipo rispetto alla proposta della Commissione. Questo testo è passato con 479 sì, 130 no e 32 astenuti. Il secondo provvedimento riguardava un adeguamento del reporting secondo lo schema CORSIA, gestito dall’ente ONU per l’aviazione civile.

Effort sharing regulation – Rafforzati i target nazionali di riduzione delle emissioni al 2030 per i settori non coperti dall’ETS, cioè quelli che ricadono nell’Effort sharing regulation da cui dipende circa il 60% dei gas serra dell’UE. L’obiettivo comune a livello europeo sale dal 30 al 40% e vengono fissati target differenziati per ciascun paese. L’Italia passa da -33% a -43,7%.

LULUCF – Infine, il parlamento UE ha dato l’ok a un provvedimento che mira a rafforzare l’assorbimento della CO2 nei pozzi di carbonio nel settore dell’uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale. L’obiettivo UE per l’assorbimento netto di gas serra nel settore LULUCF per il 2030 dovrebbe essere di almeno 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, propone il testo accogliendo quanto avanzato dalla Commissione. Viene poi inserito un meccanismo di salvaguardia per i paesi che nel 2026-2030 non dovessero riuscire a raggiungere i target a causa di eventi come gli incendi boschivi. (lm)

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