Phase out del carbone, in Polonia il conto lo pagano i cittadini

La PGE vuole abbandonare il carbone e diventare carbon neutral entro metà secolo puntando sulle rinnovabili. Ma il suo piano pesa interamente sui contribuenti

Phase out del carbone, in Polonia il conto lo pagano i cittadini
Hans Braxmeier from Pixabay

Lo Stato si farà carico della dismissione degli asset sporchi della PGE

(Rinnovabili.it) – La più grande utility polacca, la PGE, ha annunciato che vuole sbarazzarsi dei suoi asset legati al carbone e diventare carbon neutral entro il 2050. Un piano che, per andare in porto, deve ottenere luce verde dal governo polacco. Perché sarebbe Varsavia a manovrare il phase out del carbone della PGE prendendo in gestione le attività collegate al carbone dell’azienda. Che attualmente rappresentano oltre l’80% della sua produzione di elettricità. E questa mossa, a sua volta, richiede l’approvazione della Commissione europea, chiamata a vigilare sugli aiuti di Stato.

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Cosa c’è dietro questa decisione della PGE? Sicuramente le pressioni degli investitori. L’azienda polacca sta faticando ad attrarre investimenti, visto che molte banche ormai sono restie a impegnarsi in attività legate alle fonti fossili. E poi c’è la consapevolezza che il tempo a disposizione per cambiare non è molto, il phase out del carbone è necessario. Il presidente di PGE, Wojciech Dąbrowski, ha risposto così alla domanda di un giornalista durante la conferenza stampa in cui annunciava il piano: “Se non separiamo le attività del carbone dal resto, dovremo dichiarare il fallimento di questa azienda tra 1 anno e mezzo”.

L’utility quindi sta cercando un modo per uscire pulita dal vicolo cieco in cui si è cacciata. E far pagare il conto ad altri. Allo Stato, cioè ai cittadini. Un dettaglio che non è affatto sfuggito agli analisti polacchi. Che hanno elogiato l’entusiasmo di PGE per le energie rinnovabili. Ma hanno anche sottolineato che la società dovrebbe assumersi la responsabilità di chiudere i suoi asset di carbone, non trasferirli allo Stato.

“Significa che il phase out graduale del carbone e la chiusura delle centrali elettriche a carbone e delle miniere di lignite spetterà ai contribuenti polacchi”, ha riassunto Robert Tomaszewski, analista energia di Polityka Insight.

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La quota del carbone nella produzione di elettricità della Polonia nel 2019 è stata del 73,6%. Ovvero 4,8 punti percentuali in meno rispetto al 2018, ma sempre una quota molto ampia. Varsavia sta cercando di bilanciare la necessità di andare verso una transizione energetica credibile con le esigenze delle industrie nazionali e del mercato del lavoro. D’altronde il settore del carbone vive una fortissima crisi. Solo l’anno scorso, l’azienda statale PGG – uno dei principali a livello UE – ha segnato un passivo di 107 milioni di euro.

E il governo si muove con passo incerto come tra l’incudine e il martello. A fine settembre ha ammorbidito i piani di decarbonizzazione del suo mix energetico: la quota di carbone scenderà tra il 37% e il 56% nel 2030 e tra l’11% (la versione precedente puntava a una forchetta del 56-60%) e al 28% nel 2040.

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