La protesta dei trattori vandalizza Bruxelles, l’UE risponde con un’affettuosa carezza

L’altra faccia della protesta dei trattori europei la mostrano gli avvenimenti di ieri davanti al parlamento europeo: statue abbattute, scontri con la polizia, toni sempre più aspri. Ma a Bruxelles le istituzioni europee non stigmatizzano e derubricano i fatti a “preoccupazioni espresse dagli agricoltori”

Protesta dei trattori: la marcia su Bruxelles spaventa il Consiglio UE
crediti: EPP Group via Flickr CC BY-NC-ND 2.0 DEED

Prandini: invertire la “follia green” di Bruxelles

(Rinnovabili.it) – Tirar giù la statua di un industriale inglese dell’800 in mezzo a un falò in place du Luxembourg, davanti al parlamento europeo, tra facce arrabbiate, slogan e bandiere di Coldiretti, fa guadagnare alla protesta dei trattori una menzione speciale nella dichiarazione conclusiva del Consiglio europeo. Menzione che non censura gli atti di vandalismo: anzi, dà una carezza ai manifestanti.

È solo una postilla alla fine del documento, poche righe. Ma esprime tutta la preoccupazione dei Ventisette di fronte alle manifestazioni che stanno occupando decine di città europee in queste settimane. La rabbia degli agricoltori europei – a cui l’UE destina 1/3 dell’intero bilancio comunitario, più di 350 miliardi di euro, praticamente come metà del Next generation EU – ha fatto breccia nel Palazzo. Anche perché le urne sono vicine. E gli interessi dell’agribusiness hanno un peso elettorale che nessun capo di governo vuole ignorare a cuor leggero. Men che meno se farlo significa, anche, dover difendere decisioni difficili e impopolari come alcune di quelle del Green Deal.

“Il Consiglio europeo ha discusso delle sfide nel settore agricolo e delle preoccupazioni espresse dagli agricoltori. Ricordando il ruolo essenziale della politica agricola comune, invita il Consiglio e la Commissione a portare avanti i lavori come necessario. Il Consiglio europeo continuerà a seguire la situazione”, recita il punto 40 della dichiarazione finale del Consiglio, che ha discusso principalmente del nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina.

La protesta dei trattori, Coldiretti e la “follia green” di Bruxelles

È stato l’atto culminante, probabilmente non quello conclusivo, della protesta dei trattori contro le misure per l’agricoltura e l’allevamento contenute nel Green Deal, i tagli agli sconti sul carburante agricolo, l’eccesso di burocrazia, la distanza tra quanto viene corrisposto ai produttori e i prezzi finali degli alimenti. In piazza a Bruxelles, ieri, c’erano soprattutto le sigle di rappresentanza di Italia, Spagna e Belgio. Con la compagine italiana ben nutrita.

E che sia agguerrita, nonostante le “carezze” dei Ventisette e le moine della Commissione – che l’altro ieri ha regalato un altro anno di deroga urbi et orbi da misure per il sostegno alla biodiversità sotto il capitolo Gaec 8 della politica agricola comune – che sia agguerrita è più che chiaro dalle dichiarazioni del presidente di Coldiretti dopo gli eventi di place du Luxembourg.

“Noi abbiamo chiesto la cancellazione di una scelta folle dell’era Timmermans”, confida oggi Prandini ad Avvenire in riferimento alle norme Gaec 8, spiegando candidamente: “vogliamo coltivare senza vincoli. Abbiamo ottenuto la sospensione di quella misura per il 2023 a causa della guerra, ma era propedeutica alla cancellazione. Puntiamo decisamente a quella”.

Ma non solo. Coldiretti abbraccia appieno l’agenda di gran parte del PPE nell’ultimo anno e dei gruppi di estrema destra all’Europarlamento. Parola d’ordine: “invertire la rotta sulle follie green”. Sempre sulle colonne di Avvenire, il volto di Coldiretti si scaglia contro il regolamento sui prodotti fitosanitari, quello sul packaging, e ovviamente sul pacchetto sul ripristino della natura “che è una grande presa in giro: cosa ripristini senza gli agricoltori? Chi terrà puliti i fossi, chi controllerà il dissesto idrogeologico? Se la Pac è una zavorra burocratica che impedisce persino di accedere ai contributi è normale che le aree interne si spopolino, perchè gli agricoltori se non possono mantenersi con il loro lavoro debbono cercarsene un altro”.

Quello che Prandini dimentica di citare sono i dati sull’accesso ai sussidi della Pac. L’80% dei fondi finisce nelle tasche del 20% delle aziende agricole, quelle più grandi. Che portano avanti modelli di business insostenibili. Protetti proprio dai sindacati degli agricoltori. L’ultima riforma della Pac, approvata nel 2021, ha provato con molta timidezza a cambiare qualcosa, solo per infrangersi contro le barricate dei grandi gruppi d’interesse europei e nazionali, a cui si è accodato senza troppi tentennamenti anche il PPE e gran parte del PSE. La Corte dei Conti UE, poi, negli ultimi rapporti sulla Pac ha messo in chiaro che, così come è strutturato oggi, il sistema dei sussidi non serve per proteggere la biodiversità, ripristinare i suoli e contribuire alla transizione ecologica del continente. Difficilmente prorogare le deroghe e togliere i vincoli ambientali legati ai sussidi migliorerà la situazione.

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