Regolamento ESR, il ‘tesoretto Covid’ darà il colpo di grazia al Green Deal

La nuova proposta sull’Effort Sharing Regulation prevede troppa flessibilità: un dossier di T&E spiega perché le nuove regole non produrranno i tagli previsti ai gas serra provenienti da edilizia, agricoltura, gestione dei rifiuti, piccola industria e trasporti

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Il nuovo regolamento ESR fa parte del pacchetto Fit for 55

(Rinnovabili.it) – Troppa flessibilità uccide il Green Deal. Le modifiche al regolamento ESR (Effort Sharing Regulation) proposte dalla Commissione sono deboli e non aiutano a centrare gli obiettivi climatici UE al 2030. Tanto che, con la proposta avanzata il 14 luglio scorso insieme al resto del pacchetto Fit for 55, la traiettoria dei Ventisette porta verso un misero -33% di emissioni. Ben lontano dal -40% al 2030 che lo stesso regolamento fissa come nuovo target.

Insieme all’ETS e al regolamento sull’uso del suolo, il cambiamento dell’uso del suolo e la silvicoltura (LULUCF), l’Effort Sharing Regulation compone il set di politiche per la riduzione delle emissioni europee. L’ESR è dedicato esclusivamente ai gas serra provenienti da edilizia, agricoltura, gestione dei rifiuti, piccola industria e trasporti, cioè i settori non coperti dagli altri strumenti. Per farlo, assegna ad ogni Stato un obiettivo di riduzione espresso in percentuale rispetto ai livelli del 2005 e calcolato in base Pil pro capite.

I punti deboli del nuovo regolamento ESR

I punti deboli sono due, spiega un dossier di Transport & Environment pubblicato oggi. Il primo: il nuovo regolamento ESR crea un ‘tesoretto Covid’ che fa male al clima. Con le regole attuali, scrive T&E, “gli Stati possono ‘mettere in cassaforte’ i loro surplus del 2021, senza limiti per i prossimi anni”. Ma il 2021 non è un anno come gli altri: le performance emissive sono molto buone perché sono ancora falsate dal tonfo della pandemia. Le riduzioni sono ‘adulterate’, truccate dal Covid-19, non corrispondono a cambiamenti strutturali e duraturi. Grazie a questo tesoretto (non è piccolo: pesa come un anno di emissioni della Repubblica Ceca), i paesi UE potranno tagliare le emissioni reali molto meno del necessario e rispettare – almeno formalmente – gli obiettivi dell’Effort Sharing Regulation.

C’è poi una seconda scappatoia. In base al regolamento ESR, gli Stati hanno un’altra forma di flessibilità: possono far valere dei crediti di CO2 guadagnati in sistemi estranei all’Effort Sharing, come il mercato del carbonio (ETS) europeo o quelli ricavati dall’uso del suolo, il cambiamento dell’uso del suolo e la silvicoltura (LULUCF). “Aggiungendo altri permessi al budget di emissioni dell’ESR, si riducono gli incentivi a implementare misure sufficienti”, spiegano i ricercatori di T&E. E senza leggi climatiche ‘forti’, tutta la lotta al cambiamento climatico ne risente.

“Chiediamo la fine di queste flessibilità”, afferma Sofie Defour di T&E. “La Commissione europea non può fissare degli obiettivi ambiziosi nel suo pacchetto Fit For 55, ma contemporaneamente dare spazio a delle flessibilità che permettono agli Stati membri di schivare questi obiettivi”. (lm)

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