Seychelles, creata un’area marina protetta grande quando la Germania

L’arcipelago delle Seychelles ha esteso ad altri 400.000 km quadrati di acque lo stato di tutela grazie ad un accordo “debt-for-nature”

aree marine protette
Foto di Nici Keil da Pixabay nike159 | Pixabayhttps://pixabay.comPixabay – Cerca oltre 1.7 milione di belle immagini gratishttps://pixabay.com

Il Governo ha sbloccato 21,6 milioni di dollari, ri-destinandoli all’area marina protetta

(Rinnovabili.it) – Via libera alla nuova area marina protetta delle Seychelles. O, più precisamente, alle 13 nuove zone di tutela approvate con decreto dal Presidente della Repubblica, Danny Fure, lo scorso 26 marzo. Il provvedimento estende le attività di protezione ad altri 400 km quadrati di acque nazionali, creando una riserva grande quasi quanto la Germania. Riserva che da oggi proteggerà flora e fauna dagli effetti dei cambiamenti climatici e dallo sfruttamento economico non regolamentato. 

La misura arriva, in realtà, ben 10 anni dopo la promessa governativa di portare la tutela al 30% della sua zona economica esclusiva e delle sue acque territoriali, rispetto all’allora 0,04%. A fare la differenza tra ieri e oggi è un nuovo accordo finanziario del tipo “debt-for-nature”. Questo strumento permette, tramite intese con economie ricche, di cancellare una parte del debito estero di una nazione in via di sviluppo, in cambio di investimenti locali in misure di conservazione ambientale. Si tratta di un’operazione finanziaria molto criticata, ma che ha permesso all’arcipelago di sbloccare 21,6 milioni di dollari, ri-destinandoli all’area marina protetta.

Circa la metà 13 nuove zone saranno di tipo 1, ossia aree vietate ad attività economiche come la pesca o la trivellazione. Le altre saranno classificate Zona 2, consentendo in questo caso solo attività soggette a regolamentazione.

La speranza è di salvaguardare così gli habitat e i siti di nidificazione delle tartarughe in via di estinzione, l’ultima popolazione di dugonghi rimasta nell’Oceano Indiano e le barriere coralline.

Leggi anche: “WWF: “La tutela delle aree marine protette non è un hobby. L’Ue deve fare di più”

Rimane però un problema: i fondi erogati attraverso l’accordo “debt-for-nature” potrebbero non essere sufficienti a garantire la protezione. Gestire efficacemente una rete di aree marine protette così estesa richiederebbe, annualmente, dai 75 ai 106 dollari per chilometro quadrato, secondo una stima del Conservation and Climate Adaptation Trust (SeyCCAT) delle Seychelles. La cifra massima, quindi, si attesterebbe intorno ai 42 milioni di dollari all’anno. È questo il motivo per cui il governo sta cercando nuove sovvenzioni e prestiti, considerando anche l’idea di imporre una tassa ambientale di 10 dollari ai turisti. 

Leggi anche: “Barriera corallina: surriscaldamento e acidificazione la potrebbero far sparire entro il 2100”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui