Sussidi ambientalmente dannosi, quanti aiuti diamo ancora alle fossili?

Tra finanziamenti diretti e incentivi fiscali, l’Italia fornisce ancora 35,7 miliardi di euro a settori e strumenti deleteri per l’ambiente e il clima. E il taglio dei SAD, annunciato dal Governo, prende tempo

Sussidi ambientalmente dannosi
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Legambiente presenta il rapporto Stop sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi

(Rinnovabili.it) – La strada italiana della transizione ecologica ha ancora troppi ostacoli lungo il suo corso. Uno di questi è rappresentato dai cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi (SAD). Di cosa si stratta? Di incentivi destinati a vari settori dell’economica nazionale, e finalizzati a ridurre il costo di utilizzo delle fonti fossili o dello sfruttamento di risorse naturali. A partire dal 2019 sono arrivate le prime promesse di riduzione dei SAD, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e, purtroppo, anche una pandemia. Ed è così che il taglio che si sarebbe dovuto concretizzare nell’ultima legge di bilancio si è trasformato in un momento di analisi. Il provvedimento non tocca materialmente i sussidi ambientalmente dannosi ma istituisce una Commissione interministeriale per lo studio di tale intervento.

Questo ritardo nell’azione preoccupa Legambiente che presenta oggi il suo rapporto 2020 “Stop sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi”. “Non esiste scusa legata al Covid che tenga  dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione – […] l’emergenza climatica sta diventando sempre più grave: ogni euro non più regalato a chi inquina può liberare investimenti in innovazione ambientale ma anche per far uscire il Paese dalla crisi economica e sociale”.

Ma di quanti euro stiamo effettivamente parlando? Secondo il rapporto la cifra complessiva è di ben 35,7 miliardi di euro, di cui oltre 21,8 miliardi sotto forma di incentivi diretti e circa 13,8 miliardi in forma indiretta (es. sconti sulle tasse). Alcune di queste misure hanno una storia antiche, altre sono decisamente più recenti. È il caso del capacity market. Il meccanismo prevede una remunerazione per gli impianti impegnati a garantire una determinata capacità di produzione, in relazione ad eventuali picchi di domanda; in altre parole, le grandi centrali elettriche vengono pagate per la loro disponibilità a produrre energia in caso di necessità. O, in alternativa, i grandi consumatori possono essere essere ricompensati per la disponibilità a ridurre i consumi. Nel sistema rientrano anche le rinnovabili, ma gli impianti numero uno di questo mercato sono ovviamente le centrali a gas.

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“Non tutto è cancellabile dall’oggi al domani – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambientema è certo che serve intervenire, partendo dai finanziamenti più assurdi, inquinanti, a premio di rendite contro l’ambiente. I sussidi dannosi sono un macigno sulla possibilità di spingere una innovazione diffusa, nell’interesse del Paese; sono risorse sottratte a investimenti di cui c’è enorme bisogno per uscire dalla crisi: potrebbero andare a ospedali, scuole, ricerca, investimenti nella green economy e nella riduzione delle diseguaglianze”. 

Settore energia

Sono 15 i miliardi di euro destinati, nel 2019, a sussidiare il settore energetico fossile del nostro Paese; che diventano 15,8 miliardi per il 2020. Ventisei incentivi diversi, di cui almeno 14 potrebbero essere eliminati subito, per un valore pari a 8,6 miliardi di euro. In particolare, le trivellazioni ricevono indirettamente 576,54 milioni di euro, dovuti all’inadeguatezza di royalties e canoni. I contributi a centrali fossili e impianti sono costati, nel 2019, ai contribuenti italiani, 1.316,4 milioni di euro. Al Capacity Market vanno 180 milioni di euro (dati 2020), mentre il CIP6 continua a ricevere 682 milioni all’anno. I prestiti e le garanzie pubbliche (CDP e SACE) per operazioni a sostegno di investimenti nell’Oil&Gas ammontano a 3.756 milioni di euro. Senza dimenticare gli incentivi assegnati alla ricerca su carbone, gas e petrolio.

Settore trasporto

Il settore è sussidiato complessivamente per 16,2 miliardi di euro. Di cui 5.154 milioni di euro per il differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio e 3.757 milioni di euro per quello tra metano, gpl e benzina; l’esenzione dell’accisa sui carburanti per la navigazione aerea ammonta a 1.807,3 milioni di euro; 1.587,5 milioni vanno al rimborso delle accise sul gasolio per trasporti, 400 milioni sussidiano l’olio di palme nei biocarburanti.

Settore agricoltura

Alla PAC vanno sussidi per 2.117,47 milioni di euro. Le esenzioni e riduzioni ai prodotti energetici ammontano a 939,2 milioni. Tra i sussidi indiretti, la SACE eroga prestiti e garanzie per 155,6 milioni per un impianto di fertilizzanti in Russia.

Settore edilizia

Il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, generalmente associati a elevati consumi energetici ed emissioni, vale 617 milioni di euro. L’esenzione dell’IMU per nuovi fabbricati ammonta a 38,3 milioni di euro, sussidiando il consumo di suolo anziché incentivare le ristrutturazioni.

Settore canoni e concessioni

L’inadeguatezza di concessioni e canoni equivale a un sussidio di 509 milioni, tra acque minerali (262), demanio marittimo (150) e cave (97).

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