Taglio delle emissioni, ok dal Consiglio europeo a -55% entro il 2030

Il nuovo target UE è ufficiale. Ma non c’è intesa su dettagli fondamentali. L’est Europa è rimasto in trincea, per salvare la faccia i Ventisette rinviano le decisioni più importanti al 2021

Taglio delle emissioni
credits: via Flickr | Arno Mikkor (EU2017EE) | CC BY 2.0

Ci sono volute 7 ore di negoziato per l’accordo sul taglio delle emissioni

(Rinnovabili.it) – Dopo più di 7 ore di discussioni, i leader europei hanno approvato il nuovo obiettivo di taglio delle emissioni. I Ventisette si impegnano a ridurle del 55% entro il 2030, alzando la soglia precedente che era fissata al 40%. I capi di Stato e di governo riuniti al Consiglio europeo sono riusciti a trovare almeno un consenso minimo sull’obiettivo principale, ma non hanno preso nessuna decisione su altri dettagli fondamentali per la futura Legge sul clima.

“Gran modo per celebrare il primo anniversario del nostro Green Deal europeo!”, ha twittato stamattina la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il Consiglio europeo ha approvato la cifra suggerita dall’esecutivo UE lo scorso settembre. Questa soglia è stata poi discussa dall’europarlamento, dove tra non poche difficoltà i deputati erano riusciti a votare un obiettivo più ambizioso e avevano chiesto che la riduzione fosse di almeno il 60%. Richiesta che è rimasta lettera morta.

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Soddisfatto anche il ministro agli Affari Europei Enzo Amendola. “Notte insonne di lavoro, ma altro risultato importantissimo ottenuto. Abbiamo raggiunto l’accordo per la riduzione delle emissioni gas serra del 55% entro il 2030, un altro passo decisivo verso la neutralità climatica nel 2050”, scrive su Twitter.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, rivendica per l’Europa il ruolo di “leader nella lotta al cambiamento climatico”, mentre il presidente francese Emmanuel Macron prova a riallacciare questo momento con l’accordo di Parigi del 2015 e sprona i colleghi: “facciamo di tutto per avere successo. Adesso. Tutti insieme. Perché non esiste un piano B!”.

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Toni trionfalistici a parte, la realtà dell’accordo è scarna e il suo impianto traballante. L’intesa è arrivata poche ore dopo che si è sbloccata la partita sul budget europeo. I due dossier erano collegati perché molti paesi dell’est Europa, Polonia e Repubblica Ceca soprattutto, hanno provato a strappare condizioni migliori. Infatti, le loro economie sono basate sul carbone molto più di quelle dei paesi occidentali. Quindi hanno cercato di strappare esenzioni e di inserire distinguo nel comunicato finale del summit.

Alla fine la soluzione, come si presagiva già nei giorni scorsi, è stata quella di salvare la faccia (annunciando l’ok sull’obiettivo generale di taglio delle emissioni) e di rinviare la discussione sui dettagli all’anno prossimo. Dettagli che fanno la differenza: si tratta di decidere come i paesi europei possono raggiungere il target, quali esenzioni sono previste, quante sovvenzioni arriveranno da Bruxelles e in cambio di quali garanzie.

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