Target sul clima, dopo 1 anno le promesse della COP26 sono già evaporate

Al summit sul clima di Sharm el-Sheikh, il prossimo novembre, solo poche decine di paesi potranno dire di aver fatto i compiti a casa. A Glasgow, alla COP26, tutti si erano impegnati a migliorare l’ambizione climatica già nel 2022. Diventa sempre più un atto di fede credere che sarà possibile restare entro gli 1,5 gradi

Target sul clima: solo 23 paesi su 200 hanno aggiornato gli NDC
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Il 23 settembre scadeva la possibilità di presentare nuovi target sul clima all’Unfccc in tempo per la COP27

(Rinnovabili.it) – Un anno fa, per salvare il salvabile a Glasgow, il presidente della COP26 Alok Sharma sosteneva che i risultati del summit si sarebbero visti all’appuntamento successivo. L’idea era questa: la Gran Bretagna, paese organizzatore, non era riuscita a iniettare più ambizione nel testo finale; ma aveva strappato la promessa di un miglioramento dei target sul clima già entro la COP27, quindi con qualche anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia normale. Oggi possiamo dire che questa speranza si è rivelata un buco nell’acqua e nient’altro.

La data di scadenza per presentare i piani climatici aggiornati all’Unfccc, l’organo Onu per il contrasto del cambiamento climatico, era il 23 settembre. Ma di Contributi Nazionali Volontari (i famosi NDC) nuovi se ne son visti pochi. Solo 23 dei quasi 200 paesi che partecipano al processo delle COP hanno “rivisto e rafforzato” i loro target sul clima, come si erano impegnati a fare sottoscrivendo il Patto di Glasgow. Che nasceva con una debolezza intrinseca: il miglioramento degli NDC era volontario, non vincolante. L’accordo, semplicemente, “richiede” che i paesi li aggiornino affinché siano in linea con il Paris agreement e puntino agli 1,5 gradi.

Chi ha presentato nuovi target sul clima e chi no

Se poi si guarda più in dettaglio chi ha presentato nuovi NDC, l’ambizione svapora ancora di più. La maggior parte dei documenti non offre target sul clima migliori ma si limita a dettagliare le politiche che saranno messe in campo per raggiungerli.

Dei grandi inquinatori, solo Gran Bretagna e l’Australia hanno presentato nuovi obiettivi sul clima. La prima ha solo ritoccato qua e là, mentre la seconda ha portato un miglioramento significativo rispetto a quelli precedenti. Tutto ciò grazie al cambio di governo a Canberra, dove il premier Albanese aveva fatto del portare il taglio delle emissioni al 2030 dal 26 al 43% sui livelli del 2005 uno dei capisaldi della campagna elettorale.

Gli Stati Uniti e la Cina non hanno presentato alcunché, mentre l’Unione Europea sta lavorando a una ridefinizione degli NDC per riflettere i tagli aggiuntivi che risulteranno dai piani contro la crisi energetica e per svincolarsi dal gas della Russia. Ma non dovrebbe essere pronta per la COP27, e si tratterebbe comunque di appena 1-2 punti percentuali in più del 55% sui livelli del 1990 con cui Bruxelles si era presentata alla COP26 (e non sarebbe ancora allineato alla traiettoria degli 1,5 gradi). Tra gli altri paesi che hanno presentato nuovi NDC ci sono l’Indonesia (che ha la presidenza di turno del G20), Egitto e Emirati Arabi Uniti (paesi che ospitano la COP quest’anno e nel 2023).

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