La Malesia respinge al mittente tonnellate di rifiuti esportati illegalmente

Il ministro federale dell’Ambiente, Yeo Bee Yin, manda al mondo un messaggio forte e chiaro: la Malesia non è la discarica di nessuno. Il governo federale obbligherà 13 paesi (tra cui USA, Francia e UK) a riprendersi circa 3.700 tonnellate di rifiuti esportati illegalmente.

rifiuti esportati illegalmente
Credits: Michael Gaida da Pixabay

Con il “blocco cinese”, cresce la quantità di rifiuti esportati illegalmente in altri paesi dell’Asia.

 

(Rinnovabili.it) – La Malesia rispedisce al mittente 150 container pieni di rifiuti arrivati illegalmente da 13 paesi di Asia, Europa e Nord America, e manda al mondo un messaggio molto chiaro: non è la discarica del Pianeta. E, per decisione della ministra federale dell’Ambiente, Yeo Bee Yin, le spese di “rimpatrio” delle 3.700 tonnellate di rifiuti arrivate quest’anno saranno interamente addebitate ai paesi “esportatori”, tra cui compaiono Francia (43 container), Gran Bretagna (42 container), Usa (17), Canada (11), Spagna (10), Hong Kong (9), Giappone (5), Singapore (4), Portogallo (3), Cina (3), Bangladesh, Sri Lanka e Lituania. 

 

Dietro ai problemi malesi c’è un unico grande antefatto: il blocco cinese ai rifiuti esteri. Quando nel 2017-2018 la Repubblica popolare ha deciso di chiudere le proproe frontiere alla spazzatura dell’occidente, ha dato il via alla creazione di nuove rotte d’esportazione nel sud est asiatico, in molti casi verso Paesi non grado di gestire e trattare volumi. E alle pratiche legali si sono affiancate velocemente un numero crescente di traffici illeciti. Nell’arco di appena un anno, gli osservatori della Global Alliance for Incinerator Alternatives (Gaia) hanno segnalato decine di villaggi in Indonesia, Tailandia e Malesia trasformati in vere e proprie discariche a cielo aperto, zeppe di rifiuti esportati illegalmente dai cosiddetti Paesi sviluppati. 

 

>>Leggi anche: “Cina, nel 2018 più di 200 milioni di metri cubi di rifiuti scaricati in mare”<<

 

 

A maggio 2019, in occasione della modifica apportata alla Convenzione di Basilea per arginare il flusso di scarti in plastica e di altri materiali pericolosi verso Paesi in via di sviluppo, il segretario della Nazioni Unite per l’Ambiente, Rolph Payet, aveva ricordato che migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi vengono esportate in territori che non possiedono le infrastrutture per poterli riciclare o smaltire. Uno di questi “bersagli” è tuttora la Malesia, il cui governo ha deciso finalmente di correre ai ripari. “Ciò che i cittadini del Regno Unito credono di inviare per il riciclaggio, viene in realtà scaricato nel nostro paese”, aveva detto la ministra malese, che oggi ha promesso che i suoi funzionari faranno di tutto per “impedire che la Malesia si trasformi nella discarica del mondo. Solo tra gennaio e luglio 2018, infatti, i rifiuti esportati illegalmente nella nazione asiatica hanno superato quota 456.000 tonnellate, in aumento rispetto alle 316.000 acquistate dal Paese in tutto il 2017. 

 

Il Ministero dell’Energia lancerà il Piano d’azione nazionale per l’importazione di rifiuti di plastica nel febbraio di quest’anno, al fine di “rafforzare e standardizzare le attività e le procedure di contrasto” al movimento transfrontaliero illegale di rifiuti di plastica: ”In quanto parte della Convenzione di Basilea”, ha spiegato il ministro Yeo, la Malesia impone requisiti rigorosi per tutte le importazioni di rifiuti di plastica mista, per garantire che qualsiasi movimento transfrontaliero sia condotto in modo da proteggere la salute umana e l’ambiente”. Come riportato dalla BBC, il governo federale di Kuala Lumpur ha inoltre in programma di rispedire al mittente, entro la metà del 2020, altri 110 container, di cui 60 provenienti dai soli Stati Uniti. 

 

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