Malesia, maglia nera per rifiuti in plastica scaricati nell’oceano

Secondo il rapporto WWF, la Malesia sarebbe il peggiore tra gli stati asiatici presi in esame per quantità di rifiuti riversati in mare. La responsabilità, tuttavia, è anche dei paesi europei e del Nord America che “esportano” illegalmente centinaia di container

rifiuti in plastica
By U.S. Fish and Wildlife Service HeadquartersBeach strewn with plastic debrisUploaded by Dolovis, Public Domain, Link

 

 

Dal blocco cinese, la Malesia è diventata una calamita per i rifiuti in plastica provenienti da tutto il mondo

(Rinnovabili.it) – La Malesia è risultata essere il peggiore tra i 6 paesi asiatici analizzati da WWF sul fronte dell’inquinamento da plastica riversato in mare. Il rapporto ha preso in esame il quantitativo di imballaggi in plastica monouso utilizzati – a livello domestico – da Cina, Indonesia, Malesia, Filippine, Tailandia e Vietnam, responsabili da soli di circa il 60% del quantitativo di rifiuti plastici che ogni anno finiscono negli oceani a livello mondiale 
Il record della Malesia però non si limita alla cattiva gestione: le emissioni di carbonio associate al consumo di plastica – quindi dalla produzione all’incenerimento – hanno raggiunto nel 2019 860 milioni di tonnellate. Più di quanto segnato da Thailandia, Vietnam e Filippine messe insieme. 

Alla crescita economica di molti paesi asiatici non è infatti seguito un uguale progresso in fatto di raccolta e riciclo dei rifiuti. Per fronteggiare il problema, Thomas Schuldt, coordinatore WWF settore economia circolare, ha spronato la Malesia ad introdurre un sistema che incoraggi le aziende ad utilizzare meno imballaggi in plastica, finanziando al contempo programmi di riciclaggio più efficienti. Nel 2019, lo ricordiamo, il governo malese ha lanciato il Malaysia Plastics Pact per avviare un dibattito pubblico su come migliorare il sistema di riciclaggio.

 

 

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Il quantitativo di rifiuti in plastica mal gestiti dalla Malesia non è da intendersi di sola responsabilità dello stato asiatico. Una delle maggiori responsabilità in tal senso lo hanno anche i traffici illegali di rifiuti in plastica, spediti nella regione da molti paesi europei e del Nord America. Fenomeno cresciuto esponenzialmente da quando la Cina ha bloccato l’ingresso nei propri porti di rifiuti provenienti da altre nazioni.

Al fine di “rafforzare e standardizzare le attività e le procedure di contrasto” al movimento transfrontaliero illegale di rifiuti di plastica, il Ministero dell’Energia ha anche annunciato un Piano d’azione nazionale per l’importazione di rifiuti. Tra le misure decise da Kuala Lumpur anche il rimpatrio – in parte già cominciato – di tutti i container zeppi di rifiuti spediti in Malesia da USA, Canada, Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Giappone ed altri.

Secondo il Rapporto WWF, a livello globale, il volume dei rifiuti di plastica che entrano nell’oceano dovrebbe quadruplicare tra il 2010 e il 2050. Tradotto, nell’arco dei prossimi 30 anni il quantitativo di plastica presente nei  mari di tutto il mondo potrebbe superare, in termini di peso, quello dei pesci.

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