Tutti fuori dal carbone in 30 anni per evitare inondazioni disastrose

Se non metteremo fine all’era del carbone entro il 2050, gli effetti del riscaldamento globale sul livello dei mari saranno impossibili da arginare

carbone

 

L’aumento del livello dei mari si ferma uscendo dal carbone

 

(Rinnovabili.it) – Le città costiere di tutto il mondo potrebbero subire gli impatti devastanti di un aumento del livello del mare fino a 1,3 metri entro la fine del secolo, se il carbone non verrà eliminato dalla produzione elettrica da qui al 2050. Non ci sono alternative secondo un nuovo studio dell’Università di Melbourne, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, che combina le ultime analisi sul contributo dell’Antartide all’innalzamento degli oceani e i più recenti scenari sulle emissioni globali.

Innanzitutto, secondo gli esperti australiani dobbiamo considerare l’aumento del livello del mare un fatto inevitabile, che richiede un rapido adattamento. Ma per fortuna i trend possono essere ancora largamente ridimensionati se i leader globali sono in grado di rispettare gli impegni presi alla COP 21 di Parigi nel 2015.

 

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Il problema è che i contributi nazionali per la riduzione delle emissioni presentati alla vigilia di quel summit, erano – e restano – del tutto insufficienti. Se non si fa abbastanza per limitare l’inquinamento da anidride carbonica, i mari saliranno di circa 1,32 metri. La quota calcolata dai ricercatori di Melbourne è del 50% più alta rispetto a quanto precedentemente stimato: il quinto rapporto di valutazione dell’IPCC (AR5), infatti, suggeriva un aumento probabile di 85 centimetri entro il 2100.

La vera scommessa è lavorare al taglio delle emissioni in modo da ridurre il contributo dell’Antartide allo scioglimento dei ghiacci, che porta all’aumento del livello del mare. Per evitare il peggio, è opportuno restare sotto un riscaldamento globale di +1,9 °C rispetto ai livelli preindustriali, prevedono gli esperti. Sopra quella soglia, potrebbero verificarsi fusioni supplementari al polo sud, con effetti diretti sulla quota delle acque marine.

Rimanere sotto la soglia degli 1,5 °C, obiettivo aspirazionale dell’Accordo di Parigi, sarebbe certamente più cautelativo: resta da fare i conti con dei piani climatici nazionali così deboli da richiedere tagli della CO2 molto profondi tra il 2030 e 2050 per evitare di innescare l’effetto dominio in Antartide.

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