Raccolta di oli usati sopra le 191mila tonnellate, l’azione del Conou cresce del 2,5%

Il Consorzio presenta il nuovo rapporto di sostenibilità. I principali risultati parlano di incremento, rigenerazione, attenzione alla qualità dei rifiuti e miglioramento dell’impatto ambientale. Il sottosegretario Fraccaro sull’economia circolare: “Quello che serve è un grande piano di investimenti pubblici, chiaro e di lungo periodo affinché il sistema economico investi in questa direzione”

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di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Incremento di raccolta e rigenerazione, attenzione sulla qualità dei rifiuti e miglioramento dell’impatto ambientale. Queste i principali risultati dell’attività condotta dal Conou (il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) contenuti nell’ultimo rapporto di sostenibilità, presentato in un convegno on-line ad hoc.

In particolare – viene spiegato – nel 2019 sono state raccolte 191,3mila tonnellate di olio minerale usato (più 2,5% rispetto al 2018), tutte avviate a rigenerazione. Un’attività che ha consentito di centrare come per l’anno precedente il target del 100% di circolarità e di ottenere reimmettendole al consumo 128mila tonnellate di olio rigenerato di qualità, equivalente a quello di prima raffinazione. I risultati che confermano il livello di eccellenza raggiunto in Europa dal Consorzio, tra le prime realtà ad aver fatto proprio il concetto di responsabilità estesa del produttore sin dalla sua costituzione in modo completo.

E’ stato anche toccato il tema dei benefici ambientali e i nuovi parametri aggiornati per la stima dell’impronta. Nel 2019 il Conou ha evitato l’emissione di: 73mila tonnellate di CO2, paragonabili alle emissioni di circa 1.130 mezzi pesanti euro 5 con una percorrenza annua media di 110mila chilometri; 1.121 tonnellate di anidride solforosa connesse alla produzione di piogge acide; 109 kg equivalenti di clorofluorocarburo-11, causa della riduzione dello strato di ozono troposferico, paragonabili a circa 6.800 viaggi intercontinentali in aereo; 81 tonnellate di fosfato equivalente relative all’eutrofizzazione potenziale, ossia l’accumulo di nutrienti chimici in un ecosistema, che porta a una produttività anomala; 58mila tonnellate di 1,4-diclorobenzene equivalente, causa di ecotossicità per l’uomo.

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“La Pianura Padana è uno dei territori più inquinati al mondo – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro nel corso del suo intervento – oggi abbiamo tutte le conoscenze e tutte le tecnologie per cambiare rotta. Il problema è realizzarle. Servono buone politiche. Ma soprattutto serve una politica chiara”. Secondo Fraccaro, padre concettuale del superbonus al 110%, la lotta ai cambiamenti climatici è “la più grande crisi che abbiamo di fronte: c’è bisogno di una politica che vada diritta. Quello che serve è un grande piano di investimenti pubblici, chiaro e di lungo periodo affinché il sistema economico investi in questa direzione. Invece noi abbiamo ancora un’economia che quando cresce aumenta le emissioni di CO2. La vera sfida è arrivare ad ottenere una crescita con una riduzione della CO2. Realizzare questa transizione permette di fare crescita ma serve una direzione politica chiara e un piano di investimenti diretti; serve cooperazione, collaborazione e gioco di squadra”.

Sul fronte della tutela degli ecosistemi si è riuscito a evitare la perdita del contenuto di materia organica del suolo per 1,5 milioni di tonnellate equivalenti di carbonio, corrispondenti alla salvaguardia di 107,5 ettari di terreno, e al risparmio di 42 milioni di metri cubi di risorse idriche, pari al consumo medio di 210mila famiglie composte da quattro persone. Le 19mila tonnellate complessive avviate a recupero in Italia nel 2019 hanno garantito un risparmio di circa 83 milioni di euro sulla bilancia commerciale del Paese per importazioni di petrolio evitate. Sotto il profilo economico, il valore generato dal Conou è stato pari a 62,7 milioni di euro, con 1.266 persone impiegate a vario titolo lungo l’intera filiera.

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Se dovessi scegliere una priorità ambientale quella che più a portata di mano, che darebbe un grande risultato, è la totale decarbonizzazione del Trasporto pubblico locale in un arco breve di anni – ha affermato il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut se noi riuscissimo con grandi investimenti che sono possibili, perché le tecnologie ci sono, in pochi anni noi potremmo rendere le nostre città totalmente decarbonizzate dal punto di vista del Tpl”.

Il tema della qualità dell’olio usato si è rivelato centrale nel corso del 2019, considerati i potenziali rischi di miscelazioni improprie dell’olio minerale usato con altre tipologie di rifiuto che possono inficiare la resa o la fattibilità stessa del processo di rigenerazione. Per questo il consorzio ha realizzato, nell’ambito del progetto di informazione CircOILeconomy, numerose iniziative di confronto con aziende e partner locali in tutta Italia allo scopo di sensibilizzare le realtà produttive e industriali sulla corretta metodologia nelle fasi iniziali di stoccaggio e gestione dell’olio lubrificante usato prodotto.

“Spesso nel nostro paese manca un po’ l’individuazione della direzione in cui vogliamo andare. Spesso si ha la sensazione che a seconda delle maggioranze che ci sono al governo cambiano anche le norme e le prospettive che ci diamo. Credo che in questo settore, dell’economia circolare, della sostenibilità noi dobbiamo condividere e portare avanti azioni virtuose da qui ai prossimi anni – ha osservato l’eurodeputata Simona Bonafèc’è un mondo dell’impresa che è pronto ai grandi cambiamenti anche culturali, dei processi di sviluppo ma chiede certezza nelle regole. Se c’è certezza delle regole allora un imprenditore investe e si mettono in moto processi virtuosi; dobbiamo riuscire a far capire che oggi la traiettoria è quella della neutralità climatica al 2050 e dell’economia circolare mettendo a disposizione anche le risorse che arriveranno dal recovery fund”.

“Il 2019 ha visto il Consorzio ribadire i risultati d’eccellenza già acquisiti nei mesi precedenti – ha concluso Paolo Tomasi, presidente del Conou – un obiettivo centrato grazie alle qualità delle aziende che compongono la filiera del Conou, realtà coesa, guidata da spirito d’innovazione e adattamento ai contesti in rapida evoluzione. Una capacità che rappresenta l’anima di un Consorzio che persegue con decisione e continuità i valori della salvaguardia dell’ambiente. Il contesto attuale, che ci vede ancora impegnati nella lotta al Covid-19, richiama l’urgenza di adottare un piano di rinascita green. I criteri della responsabilità ambientale della sostenibilità sociale e della circolarità economica appaiono oggi come una scelta inevitabile per garantire uno sviluppo armonico e prospero”.

Il Conou dal 1984 ad oggi ha raccolto 6,1 milioni di tonnellate di olio usato, avviandone a rigenerazione 5,5 milioni e consentendo così la produzione di 3,2 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3 miliardi di euro.

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