Fertilizzanti dagli efflussi lattiero caseari, il cerchio si chiude

Arriva dall’Australia un nuovo progetto in grado di trattare gli scarichi del latte con batteri e utilizzare il liquame modificato come fertilizzante per i pascoli

fertilizzanti
Foto di sandid da Pixabay

di Carlo Hausmann – Agro Camera, Valentina Terribile

Il progetto ha inizio in Australia, ad opera di due agricoltori che hanno abbracciato il metodo dell’agricoltura biologica passando ad una produzione del latte che escludesse l’utilizzo di prodotti chimici, fertilizzanti artificiali, antibiotici ed ormoni cosi da eliminare i problemi avuti fino a quel momento derivanti da quantità di sostanze nutritive nocive e tossiche o da odori sgradevoli degli efflussi lattiero-caseari. Il progetto prevede di trattare gli scarichi del latte con batteri benefici, e di utilizzare il liquame modificato come fertilizzanti traendo sostanze nutritive per il terreno e riducendo i costi della fertilizzazione del pascolo. 

Tutto è iniziato quando Ian e Wendy, produttori protagonisti di questa “storia”, si sono resi conto che nella loro azienda, a seguito della crescente dimensione della loro mandria e dell’intensificazione della produzione, si accumulavano grandi quantità di liquami, più di quanto ne potessero realmente utilizzare. Liquami inoltre, che venivano raccolti in uno stagno vicino al caseificio, stagno considerato per anni più come rifiuto che altro: nell’acqua si registravano alte concentrazioni di ammoniaca, fosforo e potassio, particolarmente dannose per il pascolo se non fossero state asciugate precedentemente all’utilizzo. Per questo, di tanto in tanto, il liquame veniva essiccato al sole per poi essere distribuito sui pascoli. Fu così che i produttori si convinsero di dover trovare una soluzione che migliorasse il sistema di gestione e smaltimento degli efflussi dell’allevamento in modo da non inquinare le acque superficiali e sotterranee.

Così iniziarono a gestire il sistema produttivo lattiero-caseario con metodi naturali; modificando il liquame dello stagno con l’introduzione di batteri aerobici, si è raggiunto un maggiore livello di ossigeno migliorando il Ph del liquame stesso. Inoltre tali batteri benefici convertono l’ammoniaca in aminoacido, dando al fango un valore economico come fertilizzante per i pascoli. I risultati sono stati evidenti: pascoli produttivi e mucche più sane. Inoltre, la strategia prevede l’utilizzo di spray fogliari e bio-fertilizzanti in grado di conservare il ciclo della materia organica del suolo oltre ad una riduzione del consumo idrico grazie ad un sistema di reticolazione dell’acqua per irrigazione dei pascoli all’avanguardia.

Ian e Wendy hanno raccontato di essere stati i primi ad essere scettici inizialmente; a preoccuparli maggiormente, opinione tra l’altro condivisa da molti produttori, erano problemi relativi alla salute degli animali, alle condizioni del suolo/vegetazione, oltre alla qualità dell’acqua e degli efflussi. Essere aperto ad indagare su metodi e soluzioni biologiche ed ecologiche è stato fondamentale.

 “Abbiamo iniziato in piccolo; il caseificio comprendeva una parte relativamente piccola di attività di mungitura di circa 80 mucche Frisone e Jersey, in un capannone da sei postazioni. In quei giorni la nostra attività era basata sulla creazione e la gestione dei pascoli irrigati utilizzando fertilizzanti sintetici, per esempio, perfosfato e l’applicazione di spray chimici per il controllo delle erbacce”

Grazie a questo nuovo approccio i benefici in termini produttivi risultati dal passaggio da un’agricoltura convenzionale ad una biologica si sono osservati già nei 12 mesi successivi, tanto dare vita ad un’attività molto più grande (ora l’azienda gestisce circa 300 vacche da latte, alcune mucche, tori e altri elementi più giovani, su una proprietà di 261 ettari). 

Si tratta di un progetto innovativo, o se vogliamo anche di una nuova strategia aziendale, che si colloca perfettamente nel campo dell’economia circolare; a partire dal metodo biologico si è messo in moto un intero processo di riconversione produttiva che ha portato non solo a massimizzare la sostenibilità aziendale ma anche a considerare i rifiuti come fattori di produzione, valorizzandoli e trovandogli nuovo impiego. L’utilizzo di pratiche agricole tradizionali ha comportato una serie di benefici economici e ambientali, rendendo il terreno più ricco, aumentandone la friabilità e la facilità di lavorazione impiegando anche meno carburante.

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