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Efficientamento idrico, il MASE studia i Certificati Blu

Lo conferma il sottosegretario Barbaro rispondendo ad un'interrogazione alla Camera

Efficientamento idrico, il MASE studia i Certificati Blu

Uno strumento di mercato per sostenere l’efficientamento idrico in Italia 

Un sistema ispirato al modello dei Certificati Bianchi che supporti, però, interventi di efficientamento idrico da parte di distributori e imprese a forte consumo d’acqua. Sono i nuovi Certificati blu, il meccanismo di incentivazione del risparmio idrico che il Governo sta valutando. Lo ha rivelato il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) Claudio Barbaro, rispondendo ad un’interrogazione alla Camera dei deputati.

La questione, portata sul tavolo dall’on. Erica Mazzetti (FI), va al cuore di uno dei problemi storici dell’Italia, ovvero la mancanza di un’infrastruttura idrica moderna ed efficiente a livello nazionale. Come ricordato dalla stessa Mazzetti, oggi le multiutilities hanno difficoltà a trovare risorse per l’ammodernamento della rete idrica.

Di conseguenza, nel Belpaese si rinnovano tra 1.500 e 3.000 km di rete idrica all’anno, contro i 5.000 km di Paesi come Germania e Francia. L’elemento più grave? In base alle statistiche Istat pubblicate per la Giornata mondiale dell’acqua dell’Onu, per colpa di queste carenze ogni giorno in Italia si perdono 157 litri per abitante.

Serve dunque un nuovo impegno a livello di paese sul risparmio idrico e l’ammodernamento della rete. Impegno che potrebbe essere sostenuto anche all’introduzione di titoli di efficientamento dei consumi d’acqua, una proposta per altro già contemplata nella proposta di legge n. 2178 (presentata alla Camera alla fine del 2024)

In realtà sul tema il MASE è già al lavoro, come conferma Barbaro. 

La complessità dei certificati blu

“[…] Sono attualmente in corso valutazioni sulla possibilità di implementare un meccanismo analogo a quello dei certificati bianchi, ma per il settore idrico, ossia i cosiddetti certificati blu”, ha sottolineato il vicesegretario. Tuttavia viste le differenze tra settore idrico rispetto e settore energetico, un sistema del tutto analogo […] potrebbe non essere applicabile in modo pedissequo”.

La prima grande divergenza? La strutturazione del sistema tariffario e il costo unitario del bene, “di gran lunga inferiore rispetto a quello dell’energia”. Questo significherà nel concreto trovare un nuovo modello per la definizione dei prezzi per i titoli di efficientamento idrico e nuove regole per il funzionamento del mercato relativo. 

“Non si possono neppure trascurare le difficoltà tecniche di trasferimento della risorsa, soprattutto su grande scala, nonché l’incidenza che le differenze geografiche e climatiche produrrebbero sul valore del risparmio”, ha aggiunto Barbaro. 

Altra grande differenza: il sistema idrico italiano conta un numero molto alto di soggetti coinvolti. Questa fitta articolazione rende inevitabilmente complessa la gestione dei dati sulle acque e di conseguenza anche le operazioni di monitoraggio e verifica dei risparmi idrici.

Dalle ESCo alle WSSCo

“È altresì rilevante la necessità di individuare i soggetti coinvolti”, continua il sottosegretario al MASE. “Vi sarebbe infatti da un lato il regolatore, che avrebbe il compito di definire l’obiettivo ambientale a livello sistemico, e dall’altro i soggetti obbligati, che sarebbero chiamati a realizzare l’efficientamento richiesto e a sostenere i costi”.

A loro andrebbero aggiunte anche le eventuali aziende specializzate nei servizi di risparmio idrico. Realtà già battezzate con il nome di Water Saving Services Companies (WSSCo) e che assumerebbero “un ruolo equiparabile a quello delle Energy Service Companies (ESCo) nel campo dell’efficienza energetica”. Il loro compito sarebbe dunque quello di “indirizzare verso i migliori interventi realizzabili dal punto di vista tecnico, commerciale e finanziario”.

“Nel concordare sull’opportunità e sui benefici del risparmio idrico – ha concluso –  e sull’eventualità dell‘implementazione di una fase sperimentale su scala ridotta, si ritiene fondamentale un […] approfondimento dell’argomento, al fine di valutarne l’attuazione a livello nazionale e nei vari settori, soprattutto in quello agricolo e quello industriale”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.