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Il cambiamento climatico smaschera il problema di affidabilità dell’energia nucleare

I cambiamenti climatici, spesso indicati come un motivo valido per espandere l'energia nucleare, pongono invece problemi di funzionalità e sicurezza.

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Gli impianti nucleari europei soffrono l’aumento delle temperature

Come se ce ne fosse stato bisogno, l’estate 2026 ha dimostrato la grande vulnerabilità del nucleare ai cambiamenti climatici. Su tutto, però, colpisce il paradosso: le ondate di calore sono diventate ancora più probabili e più intense a causa dei cambiamenti climatici, che vengono spesso indicati proprio come un motivo valido per espandere l’energia nucleare.

Diversi Paesi europei sono stati costretti a spegnere le centrali nucleari a causa del caldo e della siccità, sottolineando ancora una volta quanto l’energia atomica sia dipendente dalle condizioni climatiche. Queste interruzioni sono arrivate in un momento in cui la domanda di elettricità era molto alta, per cui alcuni di questi Paesi hanno dovuto affrontare anche guasti della rete elettrica.

Gli effetti delle condizioni meteorologiche estreme di quest’estate sulle centrali nucleari sono state drammatiche. L’unico impianto della Bulgaria ha dovuto ridurre le forniture. La Romania è stata costretta a spegnere entrambi i propri reattori. L’Ungheria ha evitato per pochissimo la chiusura dell’unica centrale nucleare, che copre metà dell’elettricità del Paese, ma ha tagliato la produzione di tre quarti. In Francia, invece, i fiumi diventati bollenti hanno messo in crisi i reattori in tutto il Paese.

Il nucleare e i cambiamenti climatici: i rischi principali

I rischi climatici previsti dagli scienziati, come clima sempre più caldo, eventi meteorologici estremi, l’innalzamento del livello del mare e variazione dei modelli di precipitazione, sono di ostacolo alla sicurezza operativa delle centrali nucleari esistenti e pianificate. Non solo, i problemi riguardano: l’uso di acqua più calda nei sistemi di raffreddamento, con conseguente riduzione dell’efficienza delle turbine; l’ostruzione delle prese d’acqua a causa della contaminazione biologica; il ridotto accesso all’acqua durante le siccità; le interruzioni dovute a tempeste estreme; l’innalzamento del livello del mare e le mareggiate costiere.

Il problema della siccità in Europa e in Asia meridionale

La siccità, in particolare, avvertita soprattutto in Europa e nell’Asia meridionale, determina un aumento del rischio di interruzioni della produzione. I reattori che prelevano acqua da laghi o dal mare anziché dai fiumi non devono misurasi con questa condizione, ma affrontano altre sfide. Le infrastrutture nucleari in Nord America e nell’Asia orientale, ad esempio, devono affrontare la minaccia di cicloni e altre tempeste. L’innalzamento del livello del mare, invece, potrebbe mettere a rischio gli impianti che sorgono sulle coste, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone. Come se non bastasse, ci sono le meduse, che proliferano nelle acque più calde e possono arrivare a ostruire i sistemi di pompaggio delle centrali, come è accaduto in Francia quest’estate.

Come ricorda questa analisi, anche gli incendi boschivi costituiscono un pericolo per il corretto funzionamento delle centrali in quanto possono disattivare i sistemi di sicurezza. Nell’agosto del 2020 un derecho (una tempesta di vento lineare) nell’Iowa ha causato gravi danni alle torri di raffreddamento della centrale nucleare di Duane Arnold, determinando la chiusura definitiva dell’impianto prima del previsto. I disastri naturali e le condizioni meteorologiche estreme possono anche complicare la gestione di eventuali incidenti.

L’Europa, il continente che si sta scaldando più rapidamente, è particolarmente esposta a tali rischi climatici perché molti dei reattori europei sono stati costruiti lungo fiumi oppure dipendono da bacini di raffreddamento vulnerabili alla siccità.

Nucleare è sempre più esposto a pericoli climatici

I rischi climatici non faranno che aumentare. Nel 2022 l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) scriveva che il 70% della capacità nucleare mondiale (in funzione o in costruzione) era concentrato in sole tre regioni: Nord America orientale, Europa occidentale e centrale, ed Estremo Oriente. Il report spiegava anche che queste aree saranno sempre più soggette a molteplici pericoli climatici, come ondate di calore, precipitazioni intense, alluvioni costiere/fluviali e cicloni tropicali. Nel 2022 intorno al 15% dei reattori in tutto il mondo dipendeva da fonti di acqua dolce sottoposte a una notevole pressione a causa del riscaldamento globale. La previsione è che la percentuale salga al 25% nei prossimi 20 anni, affermava ancora l’AIEA.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.