Dal 1990 le emissioni degli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari. Inoltre, le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 9% dal 2015.

Quantificato in termini monetari precisi il danno economico globale causato dalle emissioni di singoli Paesi
Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha provato a quantificare in termini monetari il concetto di “loss and damage” o L&D, espressione utilizzata per riferirsi ai danni subiti dalle società a causa dell’innalzamento delle temperature globali causato dai combustibili fossili. Fino a questo momento non esisteva ancora una definizione quantitativa di L&D, né un quadro di riferimento per collegare le emissioni passate e future di fonti specifiche a danni localizzati e quantificabili in termini monetari.
Dunque, la novità dello studio, guidato da Marshall Burke della Stanford University, è questa: aver calcolato per la prima volta in termini monetari precisi il danno economico globale causato dalle emissioni di singoli Paesi.
Utilizzando stime empiriche sulla relazione tra temperatura e produzione economica aggregata, lo studio ha dimostrato che i danni futuri derivanti dalle emissioni passate, una componente fondamentale dei L&D, sono superiori rispetto ai danni storici causati dalle medesime emissioni.
Ad esempio, è emerso che:
- una tonnellata di CO2 emessa nel 1990 ha causato 180 dollari di danni globali entro il 2020 e ne causerà altri 1.840 entro il 2100.
- Un singolo volo a lungo raggio all’anno, effettuato nell’ultimo decennio, comporterà quasi 25 mila dollari di danni futuri entro il 2100.
- Una chiara responsabilità nazionale: le emissioni degli Stati Uniti dal 1990 hanno causato danni stimati per 500 miliardi di dollari in India e 330 miliardi in Brasile.
Gli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari
Le emissioni di gas serra prodotte dagli Stati Uniti a partire dal 1990 hanno causato danni economici globali per oltre 10mila miliardi di dollari (fino al 2020). La cifra supera quella di qualsiasi altro Paese. Segue la Cina, responsabile di 9mila miliardi di dollari di danni al PIL globale dal 1990. Quasi il 25% di questa contrazione del PIL si è verificata all’interno degli Stati Uniti. Dunque, un quarto del danno ha riguardato gli stessi USA. I Paesi a basso reddito hanno pagato un prezzo altissimo perché le perdite economiche li hanno colpiti in modo sproporzionato.
La ricerca spiega che saldare i debiti per i danni passati non equivale a saldare i debiti per le emissioni passate. In sintesi, non basta riparare il danno già causato, perché le emissioni di ieri continueranno a erodere l’economia mondiale per i decenni a venire. In tale contesto, la rimozione del carbonio si pone come un’alternativa ai trasferimenti monetari per regolare i L&D ma risulta sempre meno efficace nel limitare i danni man mano che aumenta l’intervallo di tempo tra l’emissione e la sua cattura.
Le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 9% dal 2015
In tutto questo, un’altra analisi ha svelato che le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 9% rispetto all’Accordo di Parigi del 2015. Il mondo quindi non è ancora in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione per il 2030 o il 2050. Il dato complessivo nasconde però traiettorie divergenti tra le diverse regioni del pianeta. Gli analisti di McKinsey hanno osservano che, sebbene l‘Europa e gli Stati Uniti abbiano ridotto le proprie emissioni rispettivamente del 18% e dell’8%, questi tagli sono stati più che compensati dagli incrementi registrati altrove. Nonostante negli ultimi tempi le emissioni della Cina siano state stabili, dal 2015 risulta che in generale siano aumentate del 21%. Quelle del resto del mondo, invece, sono cresciute dell’11%. Inoltre, in base all’ultimo rapporto dellOMM, gli anni compresi tra il 2015 e il 2025 sono emersi come gli 11 anni i più caldi dall’inizio delle rilevazioni.

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