Molti Paesi spingono per l'adozione di norme più severe in grado di far pagare ai più grandi inquinatori del pianeta un corrispettivo commisurato al danno arrecato al clima e all'ambiente.

I negoziati ONU per un sistema fiscale globale realmente inclusivo entrano in una fase decisiva
La comunità internazionale ha l’opportunità di istituire un sistema fiscale globale realmente inclusivo ed efficace, tale da consentire a ciascuno Stato, specialmente le economie ancora in fase di sviluppo, di mobilitare le risorse necessarie allo sviluppo sostenibile. Questo è lo scopo dei negoziati ONU per la creazione di un sistema di tassazione globale, attraverso la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sulla Cooperazione Fiscale Internazionale (UNFCITC) e di due protocolli iniziali: la tassazione dei redditi derivanti da servizi transfrontalieri e la prevenzione e risoluzione delle controversie fiscali.
I negoziati sono ricominciati oggi, 2 febbraio, a New York, e molti Paesi spingono per l’adozione di norme più severe in grado di far pagare ai più grandi inquinatori del pianeta un corrispettivo commisurato al danno arrecato al clima e all’ambiente. La questione è quanto mai urgente perché sono sempre di più i Paesi a risentire delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Al contrario, appena 32 aziende sarebbero responsabili di oltre la metà delle emissioni mondiali di CO2 dovute ai combustibili fossili.
Perché un sistema di tassazione globale
I negoziati rivestono un’importanza cruciale perché la spinta verso una Convenzione quadro delle Nazioni Unite sulla cooperazione fiscale internazionale porta con sé un cambiamento storico: sposta il baricentro delle regole fiscali mondiali dall’OCSE (un insieme di Paesi ricchi ed economie avanzate) all’ONU. Ciò consentirà, di conseguenza, di dare maggiore voce alle economie in via di sviluppo. Tuttavia, ostacolo finora è stato che molti Stati ad alto reddito preferiscono che le questioni fiscali vengano discusse all’interno dell’OCSE e non in seno alle Nazioni Unite.
La quarta sessione del Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC) si riunisce appunto presso la sede dell’ONU a New York dal 2 al 13 febbraio 2026. Durante tale sessione di colloqui gli Stati esamineranno i contributi sui documenti principali. Le discussioni guideranno la preparazione della “Zero Draft” (Bozza Zero), e delineeranno il percorso verso la presentazione dei testi finali all’Assemblea Generale nel 2027.
Per gli Stati e le comunità più vulnerabili, tassare le aziende che la alimentano è prerequisito essenziale per ottenere giustizia climatica. Alcuni Governi impongono tasse sul consumo di combustibili fossili ma solo quelli in cui hanno sede le industrie estrattive sono in grado di applicare oneri diretti sul loro sfruttamento. Ecco perché occorre un regime fiscale globale. Il problema è che alcuni Stati in particolare sono riluttanti per timore di allontanare gli ultra-ricchi. Ma se a farlo fosse un gruppo nutrito di Stati e si decidesse una tassa minima sulla ricchezza, i timori potrebbero essere risolti.
La proposta di un trattato sulla tassazione globale è arrivata dai Paesi africani nel 2022, ma fino a questo momento i progressi sono stati abbastanza lenti. L’adozione formale della Convenzione potrebbe arrivare già entro la fine del prossimo anno se i Governi riusciranno a definirne i dettagli.
I mega profitti delle aziende di combustibili fossili
A livello globale, si perdono 492 miliardi di dollari all’anno in tasse, poiché le multinazionali e gli individui più facoltosi sfruttano i paradisi fiscali per pagare meno del dovuto, secondo i calcoli del TJN (Tax Justice Network). Le compagnie petrolifere e del gas hanno accumulato centinaia di miliardi di profitti record negli ultimi anni, soprattutto per via dell’impennata dei prezzi seguita all’invasione russa dell’Ucraina.
Secondo Eurodad e Global Alliance for Tax Justice, una sovrattassa del 20% sui profitti dei 100 maggiori produttori di fonti fossili avrebbe fruttato più di 1.000 miliardi di dollari nei 10 anni successivi alla firma dell’Accordo sul clima di Parigi nel 2015.
Cosa prevede la bozza di convenzione sul sistema di tassazione globale
Uno dei punti principali della bozza di trattato riguarda l’equa allocazione dei diritti di imposizione fiscale. La bozza di testo prevede che gli Stati Parte della Convenzione dove si trovano le giurisdizioni in cui viene creato valore, si trovano i mercati, vengono generati ricavi o si svolgono attività economiche, abbiano il diritto di tassare una parte del reddito generato da tali attività.
La bozza di documento prevede anche che questi Stati adottino le azioni necessarie a garantire un’equa allocazione dei diritti di imposizione tra tutte le giurisdizioni, inclusa la rinegoziazione degli accordi fiscali esistenti incoerenti con il trattato.
Gli Stati Uniti fuori dai colloqui
Gli Stati Uniti si sono ritirati dai colloqui e ciò limita moltissimo la portata del trattato, anche se non impedisce agli altri Paesi di andare avanti. Il Governo statunitense ha annunciato recentemente il ritiro dal trattato globale sul clima, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), e gli USA sono considerati a livello storico i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici rispetto a qualsiasi altro Paese o regione del mondo. Un’analisi di Carbon Brief ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno emesso un totale di 542 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dal 1850 ad oggi, attraverso la combustione di fonti fossili, l’abbattimento di alberi e altre attività.












