Rinnovabili • PFAS nel sangue, i ministri europei si fanno testare per denunciare l’inquinamento Rinnovabili • PFAS nel sangue, i ministri europei si fanno testare per denunciare l’inquinamento

PFAS nel sangue, i ministri europei si fanno testare per denunciare l’inquinamento

PFAS nel sangue dei ministri UE: test durante il Consiglio ad Aalborg per denunciare l’emergenza legata alle “sostanze chimiche eterne”.

PFAS nel sangue, i ministri europei si fanno testare per denunciare l’inquinamento
Fonte: Pieter Geens WeMove Projectie Berlaymontgebouw

Durante la riunione informale del Consiglio dell’Ambiente ad Aalborg, 32 ministri europei hanno accettato di sottoporsi volontariamente a un test del sangue per i PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”.

L’iniziativa, promossa dal Ministero danese dell’Ambiente in collaborazione con l’Ufficio Europeo per l’Ambiente (EEB) e ChemSec, ha un forte valore simbolico: portare al centro dell’agenda politica la crisi dell’inquinamento da PFAS nel continente. I campioni raccolti saranno analizzati per 13 diversi composti, noti per la loro elevata persistenza e per i gravi rischi per la salute.

Secondo Magnus Heunicke, Ministro dell’Ambiente della Danimarca, “i PFAS si accumulano nell’ambiente e negli esseri umani e possono causare, tra le altre cose, il cancro. È necessario intervenire con decisione”.

La Danimarca, insieme a Germania, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi, ha già presentato una proposta congiunta all’ECHA per vietare quasi tutti i PFAS nell’UE, proposta ora al vaglio dei comitati scientifici.

L’azione degli Stati punta a eliminare la produzione, la vendita e l’uso di queste sostanze, e si inserisce in un contesto normativo in evoluzione sotto il regolamento REACH.

L’impatto sulla salute pubblica

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono presenti oggi nel sangue di quasi tutti gli europei, compresi bambini e donne in gravidanza. Il loro accumulo è legato a patologie gravi come cancro, infertilità, disturbi alla tiroide e indebolimento del sistema immunitario.

I costi sociali dell’inquinamento da PFAS sono elevatissimi: secondo il progetto Forever Lobbying, se le emissioni non saranno limitate, la bonifica ambientale potrebbe costare fino a 2.000 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, con una spesa annua stimata in 100 miliardi.

 I costi sanitari annuali si aggirano tra i 52 e gli 84 miliardi di euro, mentre il costo sociale complessivo potrebbe toccare i 16 trilioni.

Eppure, nonostante le prove scientifiche e le richieste della società civile, le pressioni dell’industria chimica restano forti. Patrick ten Brink (EEB) accusa le aziende di “oscurare la scienza e fuorviare i decisori”, mentre Anne-Sofie Bäckar (ChemSec) denuncia che “qualsiasi compromesso che escluda gli usi industriali equivale a una resa alle lobby”.

Le ONG chiedono un divieto totale, senza deroghe, per fermare la contaminazione e avviare la bonifica.

PFAS nel sangue: il ritardo dell’azione politica

Nonostante l’ampia documentazione scientifica, l’UE non ha ancora adottato una restrizione completa dei PFAS. L’attuale proposta include numerose esenzioni, in particolare per l’uso nei pesticidi e in ambito industriale, che rappresentano almeno il 50% delle emissioni ambientali.

Inoltre, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sotto pressione delle lobby industriali e dei settori politici conservatori, ha attenuato la sua posizione iniziale sul divieto.

Intanto, i lavori scientifici della ECHA proseguono: il parere definitivo è atteso nel 2026, con una proposta legislativa che sarà discussa dagli Stati membri.

La lentezza dell’iter normativo è aggravata da un’azione di lobbying capillare. Il Forever Lobbying Project ha rivelato l’esistenza di una strategia industriale per annacquare la proposta europea, attraverso pressioni politiche, disinformazione e occultamento di prove.

Il progetto, sostenuto da 18 esperti internazionali e da centinaia di documenti inediti, descrive tattiche simili a quelle già viste nei casi del tabacco e dei combustibili fossili.

Il test dei ministri rappresenta così un atto politico forte e un invito all’Europa a non cedere alle pressioni.

Rinnovabili •

About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.