Economia circolare, il contributo alla lotta ai cambiamenti climatici

L’Alleanza per l’economia circolare presenta il Quaderno ‘Economia circolare e mitigazione del cambiamento climatico’. Analisi per settori chiave e utile strumento in vista della pre-Cop26 a Milano

economia circolare industria 4.0
via depositphotos.com

di J. S.

(Rinnovabili.it) – Ogni tonnellata di plastica rigenerata permette di risparmiare l’equivalente delle emissioni annuali di un’auto, mentre una riduzione nell’estrazione globale di materie prime del 28% può portare a una riduzione del 63% delle relative emissioni e a una crescita economica del 1,5%. Questi alcuni esempi di come l’economia circolare possa contribuire all’abbattimento delle emissioni, guadagnando terreno sul raggiungimento dell’obiettivo di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi, così come indicato dall’Ipcc (il panel di scienziati che studiano il clima su mandato delle Nazioni Unite) e come voluto con l’accordo di Parigi alla Cop21. I dati sono raccolti in un Quaderno ad hoc – dal titolo ‘Economia circolare e mitigazione del cambiamento climatico’ – presentato da Agici finanza d’impresa, gruppo di lavoro dell’Alleanza per l’economia circolare. Il Quaderno, partito da Roma, ha di fatto iniziato il suo viaggio verso la Cop26 incontrando per strada la tappa di Milano, dove dal 28 al 30 settembre si è tenuto l’evento “Youth4Climate.Driving Ambition” e dal 30 settembre al 2 ottobre la conferenza preparatoria alla Cop26 di Glasgow.

L’economia circolare, insieme con il cambiamento degli stili di vita, potrebbero, infatti, fare da cuscinetto, ammortizzare, e contribuire ad abbassare fino a un 5-8% il totale di investimenti annuali necessari al virtuoso ma costoso processo di riduzione del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia. A rincarare la dose di virtuosismo ecologico di questa nuova strada le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente secondo la quale i processi attivati secondo i canoni dell’economia circolare, anche in settori non legati alla produzione di energia, di fatto determinano una riduzione dei gas serra in tutti i settori economici, senza distinzione. “La nostra ricerca dimostra che in ogni settore industriale – osserva Giacomo Salvatori, coordinatore dello studio – esistono strategie che possono coniugare efficienza nell’uso delle risorse materiali, riduzione delle emissioni climalteranti ed efficienza economica: il vero punto d’incontro di economia circolare e mitigazione del cambiamento climatico. C’è però ancora molto da fare per quantificare l’effettivo potenziale di riduzione delle emissioni di queste strategie, che va valutato caso per caso, e per identificare le politiche che possono abilitare la circolarità come strumento chiave in vista dell’obiettivo di neutralità climatica al 2050”.

Per affrontare al meglio questo lavoro di quantificazione del reale potenziale di abbattimento, l’analisi viene svolta da Agici per settori portanti dell’economia mondiale. Nel comparto moda e tessile ci indica che un significativo abbattimento, oltre il 60% potrebbe derivare dall’adozione di atteggiamenti virtuosi e circolari nella produzione e lavorazione delle materie prime, virando dall’utilizzo preponderante di fonti fossili verso quello delle energie rinnovabili, ma anche attraverso altre pratiche quali l’utilizzo di fibre riciclate, di trasporti sostenibili, di riduzione degli imballaggi. Anche negli altri settori chiave le risposte più significative si hanno quando le modalità più efficienti incontrano misure comportamentali declinate alla circolarità.

Nei trasporti, a cui si addebitano il 16% delle emissioni di gas serra complessive, molto potrà fare l’adozione della mobilità dolce, come le piste ciclabile e le aree pedonali, il trasporto collettivo, la mobilità condivisa, l’elettrificazione dei mezzi di trasporto, e ancora di più la somma di tutto ciò a pratiche comportamentali di ottimizzazione dei mezzi, di smart working, e soprattutto di riduzione dei viaggi a vuoto dei mezzi pesanti. Stessa accoppiata vincente nel settore del food, dove le emissioni globali dalla produzione al consumo incidono per il 34% nel conto delle emissioni globali. L’agricoltura di precisione, l’agricoltura biologica e l’agri-fotovoltaico contribuiscono ancora di più nel mitigare gli effetti del cambiamento se accompagnati da comportamenti che limitano lo spreco alimentare. Dinamica identica per l’edilizia e per le industri energetiche.

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