Il Visionary CEO Guide to Sustainability 2026 di Bain & Company fotografa un'Italia sempre più attenta all'ambiente e alla salute, ma con investimenti globali ancora concentrati su pochi settori: energia, edilizia e mobilità restano al centro, mentre agricoltura e industria manifatturiera arrancano

Sostenibiltà italiani, scelte sempre più mirate
La sostenibilità è una questione molto seria. Le aziende ci investono miliardi di dollari, le persone ne tengono conto nei loro acquisti. Cifre alla mano. Nel 2025 gli investimenti nella sostenibilità hanno raggiunto la cifra record di 2.400 miliardi di dollari. Soldi spesi per la gran parte – nel 90% dei casi – in soli 3 settori: energie rinnovabili, edilizia e mobilità. Queste aree di intervento hanno portato allo sviluppo e diffusione di nuove tecnologie, quindi alla riduzione dei costi che hanno attirato ulteriori investimenti. Ma chi va avanti, e chi rimane indietro.
Agricoltura, industria manifatturiera e capitale naturale, il 37% delle emissioni globali di gas serra, hanno ricevuto meno del 10% degli investimenti. Troppo poco. Questi, due tra i molti dati, diffusi dal Visionary CEO Guide to Sustainability 2026 di Bain & Company, indagine annuale condotta su oltre 7.000 consumatori negli Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Indonesia e Italia, con oltre 1.500 intervistati italiani.
“A dieci anni dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, il mondo ha compiuto notevoli progressi in termini di sostenibilità, ma il caldo record di quest’estate ci ricorda che dobbiamo fare di più”, ha affermato Jean-Charles van den Branden, responsabile globale della sostenibilità di Bain.
Sostenibilità italiani: come stanno le cose in Italia
Questa è la fotografia globale, e l’Italia? La sostenibilità condiziona le scelte dei consumatori italiani. Dovremmo dire che torna a condizionare, perché per tre anni c’è stata una progressiva riduzione, ma nel 2025, l’85% dei consumatori italiani ha compiuto scelte sostenibili. La Gen Z è quella più consapevole, con un livello più alto, pari al 92%, mentre i cosiddetti boomer sono all’85%, comunque in linea col trend globale. A preoccupare, neanche a dirlo, sono gli eventi climatici estremi, indicati da quasi la metà degli italiani, seguiti dal peggioramento della qualità dell’aria, segnalato dal 20%. Ondate di calore, alluvioni e incendi boschivi, sono tra le principali preoccupazioni ambientali dei consumatori.
Attenzione alla salute
Fare attenzione all’impatto ambientale, significa anche preoccuparsi per la propria salute. “Il 76% degli italiani dichiara di aver cambiato ciò che acquista per timore di PFAS, BPA o microplastiche, quattro punti percentuali in più rispetto alla media globale, pari al 72%. La sostenibilità entra nel carrello soprattutto quando viene associata a benefici per la salute”, spiega Matteo Capellini, Partner e recentemente nominato responsabile globale della Sustainability Value Creation Solution di Bain & Company.
Sostenibilità italiani: si cambiano abitudini
Per sostenere la sostenibilità, i consumatori sono disposti a mettere le mani nel portafoglio e pagare in media il 18% in più per un prodotto sostenibile, cifra che sale al 24% quando offre anche un beneficio per la salute. Tra le abitudini cambiate anche gli acquisti, più locali di prima per sostenere le imprese locali.
Più investimenti nelle tecnologie
Aziende private e governi hanno investito la cifra sbalorditiva di 17 miliardi di dollari in tecnologie sostenibili nell’ultimo decennio. Ma i progressi raggiunti grazie allo sviluppo tecnologico, sono stati comunque disomogenei. A dirlo è il Green Technology Performance Index di Bain che confronta l’effettiva diffusione di 37 tecnologie sostenibili con le previsioni fatte dieci anni fa. Ebbene solamente tre tecnologie – energia solare, batterie e veicoli elettrici – hanno superato le previsioni, mentre le restanti 29 non le hanno raggiunte. Questo dato indica, quanto le previsioni possano essere disattese perché uno o più dei tre punti critici – tecnologia, comportamenti dei consumatori o quadro normativo – non hanno risposto alle aspettative.
Impatto dell’IA
Un capitolo a parte merita l’impatto energetico dell’IA. E’ un tema di grande attualità, additata come una tecnologia energivora, ma secondo Bain, dirigenti e consumatori ne sovrastimano fortemente i consumi: secondo la loro analisi, nei prossimi tre anni dovrebbe rappresentare a livello globale circa l’1% dell’energia globale, contro una quota superiore al 10% prevista da dirigenti e consumatori. Ma visto che le previsioni non si traducono in automatico in realtà fattuale, per molti resta la preoccupazione, motivo per cui due consumatori su tre hanno modificato il proprio comportamento. Come? Limitano quello che condividono, magari cambiano piattaforma o rinunciano ad alcuni strumenti digitali. Insomma ci si rende conto che ogni ricerca online, che ogni richiesta e condivisione richiede energia, e quindi consuma. “All’interno delle aziende emerge, al tempo stesso, una forte differenza nel modo in cui l’AI viene interpretata come leva di sostenibilità: quasi la totalità delle realtà più avanzate nell’adozione dell’intelligenza artificiale ritiene che questa tecnologia contribuirà al raggiungimento dei propri obiettivi di sostenibilità, contro il 41% di coloro che sono più indietro”, concludono gli esperti.












