Bio-on, quando la plastica diventa amica dell’ambiente 

La società Bio-on è il principale partner scientifico del progetto europeo BioBarr, nato per sviluppare nuovi materiali per il packaging alimentare a base biologica e biodegradabile

Bio-on

 

Il futuro del packaging alimentare nella tecnologia Bio-on

(Rinnovabili.it) – Il Programma Horizon 2020 della Commissione Europea finanzia i progetti per la ricerca e l’innovazione in Europa nel periodo 2014-2020: nell’arco di questo periodo rende disponibili 80 miliardi di euro, a cui si aggiungono gli eventuali investimenti privati.

Il progetto BioBarr (New bio-based food packaging materials with enhanced barrier properties) ha un budget di circa 4 milioni di euro finanziato da Bio-Based Industries Public-Private Partnership nell’ambito di Horizon 2020.

La bioplastica sviluppata da Bio-on – che lavorerà con aziende e ricercatori italiani, spagnoli, danesi e finlandesi, sia pubblici che privati – è il fulcro di questo progetto europeo per lo sviluppo di materiali sostenibili e biodegradabili per il packaging alimentare. Come ci ha detto Marco Astorri, co-founder e Ceo di Bio-on, «la nostra azienda è da sempre abituata a lavorare con una moltitudine di aziende e ricercatori internazionali. Per noi è un valore aggiunto che completa la nostra grande tecnologia».

 

L’attività di ricerca, che inizierà il prossimo 1° giugno, si basa principalmente sui biopolimeri PHAs (poliidrossialcanoati) prodotti con la tecnologia Bio-on. I PHAs sono materiali plastici ottenuti al 100% da fonti vegetali rinnovabili di scarto, senza alcuna competizione con le filiere alimentari, e sono al 100% biodegradabili in svariate condizioni ambientali, senza disperdere residui a seguito della loro bio degradazione.

Le prime sperimentazioni di bioplastiche derivate dal mais richiedevano un enorme consumo di acqua, un problema ad oggi superato. Infatti, ci ha spiegato Astorri, «la nostra tecnologia NON utilizza solventi chimici e quindi l’acqua viene sempre riutilizzata e non consumata». Del resto l’attenzione all’ambiente si evidenzia già nel nome: ovvero accendi il bio (Bio-on) e spegni l’inquinamento.

 

La bioplastica di Bio-on

 

Il settore alimentare produce grandi quantità di scarti di imballaggio: la ricerca sull’applicazione dei PHAs si orienterà quindi in modo particolare sia alla confezione degli alimenti che alla loro conservazione (proprietà barriera). Se questo progetto sembra rivoluzionare il problema dello smaltimento,  i consumatori vogliono anche materiali che non siano dannosi per la salute e la tecnologia Bio-on sembra essere in linea con le loro aspettative. Come afferma Astorri, « il PHAs è accettato dall’uomo anche per applicazioni intracorporee senza alcun rigetto. Dalla sua completa naturalità ne deriva la sua totale biodegradabilità e, in qualsiasi ambiente, ne valida incontrovertibilmente il suo uso futuro».

L’obiettivo della ricerca è anche la graduale sostituzione di PET, PE, PP, HDPE, LDPE, PMMA: tutti polimeri derivati dal petrolio non compostabili nell’ambiente e fonte di inquinamento, che incrementano con la loro permanenza nel terreno e nell’acqua per lunghi periodi. Anche quando sembrano smaltiti, restano comunque presenti in microparticelle nelle acque e nei terreni.  Basti pensare che perfino il plancton è in grado di inghiottire microparticelle di plastica, che quindi entrano direttamente nella nostra catena alimentare.

 

La ricerca di Bio-on è attiva anche in altri campi, come cosmesi e biomedicina.

L’utilizzo cosmetico – apparentemente limitato, ma immenso se pensiamo che riguarda la popolazione mondiale – comporta l’estrazione di petrolio, l’aumento dell’effetto serra e la dispersione nell’ambiente di materiale non biodegradabile. I prodotti per la cura del corpo che si usano quotidianamente (dallo shampoo al rossetto, dall’esfoliante al bagnoschiuma, dal rimmel alla crema idratante, al dentifricio, etc.), infatti, utilizzano  polimeri plastici ottenuti da fossili, petrolio, idrocarburi in genere. Il brevetto di Bio-on minerv pha bio cosmetics type C1 è ottenuto da fonti di carbonio derivanti dall’agricoltura, quindi non da prodotti di estrazione petrolifera, bensì dalla CO2 atmosferica catturata dalle colture vegetali.

 

>>Leggi: A Bologna la fabbrica di micro perline “bio” che non danneggiano il mare<<

 

Per quanto riguarda il campo della biomedicina, Bio-on ha brevettato delle nano capsule in bio plastica PHAs che possono trovare applicazione sia in campo diagnostico (sono in grado di contenere contemporaneamente due mezzi di contrasto, nano particelle magnetiche e nano cilindri d’oro, utilizzabili nella Risonanza Magnetica Nucleare come nell’innovativa Fotoacustica) che terapeutico (si possono inserire farmaci nelle nano capsule). La bio plastica PHA è sicura per la salute del paziente e non ha effetti collaterali, oltre ad essere sicura per l’ambiente.

Non dimentichiamo, infine, che la produzione con alternative non inquinanti alla plastica trova applicazione in una serie infinita di prodotti, come giocattoli, abbigliamento, design, attrezzature per l’agricoltura. Questo solo per renderci conto di quanto la ricerca nel settore sia importante per la sopravvivenza del pianeta, ovvero per il nostro futuro.

 

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