Investimento da 3,6 milioni di euro per una nuova sezione dedicata ai rifiuti liquidi non pericolosi e ai rifiuti solidi alimentari confezionati: capacità fino a 107 mila tonnellate all’anno e incremento della produzione di biogas.

La bioraffineria urbana di Rozzano valorizza le acque reflue
Trasformare i rifiuti liquidi speciali non pericolosi e solidi in una risorsa. È questa la direzione intrapresa dal Gruppo CAP a Rozzano, in provincia di Milano, dove il tradizionale impianto di depurazione delle acque reflue ha completato la sua metamorfosi in bioraffineria urbana. Con un investimento di 3,6 milioni di euro, la struttura ha inaugurato una nuova piattaforma tecnologica capace di integrare il trattamento dei rifiuti liquidi e gli scarti alimentari solidi – fino a 107 mila tonnellate all’anno – con la produzione di energia rinnovabile e biogas.
L’operazione, condotta da CAP Evolution — la branca del Gruppo dedicata ai settori waste ed energy — non è solo un ampliamento operativo, ma un cambio di paradigma verso il modello di green utility. L’obiettivo è chiaro: valorizzare ogni scarto per ridurre l’impatto ambientale del servizio idrico integrato, aprendo al contempo a nuovi mercati complementari.
Numeri della nuova piattaforma: non solo acqua
L’impianto di Rozzano, nella provincia milanese, oggi può vantare una capacità complessiva di trattamento che raggiunge 122.000 abitanti (equivalenti): 56.000 sono riferiti alle acque reflue civili, la restante quota di 66.000 è legata al carico derivante dai rifiuti conferiti.
Le specifiche tecniche della bioraffinereia urbana evidenziano la complessità delle lavorazioni che è in grado di completare:
- Rifiuti liquidi: L’impianto può accogliere fino a 104.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali non pericolosi, supportato da una capacità di stoccaggio di 440 m³ in serbatoi di acciaio inox.
- Rifiuti alimentari: Una sezione specifica è dedicata allo sconfezionamento e recupero di circa 3.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi di origine alimentare.
- Trattamento: I materiali vengono miscelati con i fanghi biologici di depurazione e sottoposti a pretrattamenti chimico-fisici per massimizzare l’efficienza.
L’infrastruttura di depurazione delle acque reflue è composta da due linee acqua, con una capacità massima che raggiunge 40.000 metri cubi di reflui al giorno, e una linea fanghi, dotata di digestione anaerobica e gasometro per lo stoccaggio del biogas prodotto.
Sinergia su energia e teleriscaldamento
Al centro di questa interessante strategia di economia circolare, c’è il recupero energetico. Infatti, l’apporto di materia organica aggiuntiva permette di incrementare sensibilmente la produzione di biogas, il cui surplus è convertito in energia elettrica (per coprire il fabbisogno del sito) e in calore destinato alla città.
Particolarmente importante è l’interconnessione con la rete di teleriscaldamento comunale gestita da un’altra azienda (Atmos), che ha dato vita ad una collaborazione utile ad entrambe: l’energia termica della rete stabilizza la temperatura dei digestori del depuratore, mentre il calore rinnovabile prodotto dal biogas alimenta le utenze dei cittadini, abbattendo il ricorso ai combustibili fossili, quindi diminuendo l’impronta ambientale.
Verso un’evoluzione industriale
Secondo Michele Falcone, direttore generale di Gruppo CAP, la bioraffineria urbana di Rozzano rappresenta un “tassello strategico per l’innovazione delle infrastrutture territoriali“. L’idea è quella di superare la gestione a compartimenti stagni dei servizi pubblici: il depuratore smette di essere un costo ambientale per diventare un fornitore di servizi qualificati per l’ecosistema produttivo locale.












