Crisi energetica: imprese del riciclo in ginocchio, a rischio l’economia circolare

Purtroppo nostre imprese storiche che da sempre sono un punto di riferimento in varie regioni d’Italia hanno annunciato che a partire dai prossimi giorni non accoglieranno in ingresso neanche più un chilo di rifiuto da trattare

Crisi energetica imprese del riciclo
Foto di Cole May da Pixabay

La crisi energetica porterà alla chiusura di alcune tra le imprese del riciclo storiche sul panorama nazionale

(Rinnovabili.it) – È un bollettino drammatico quello che giunge da Polieco, il Consorzio nazionale dei rifiuti dei beni in Polietilene, che si è appellato ai ministeri dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica perché supportino le imprese del riciclo, messe in ginocchio dalla crisi energetica.

Il settore subisce da diversi mesi i contraccolpi degli aumenti del costo dell’energia, ma la situazione pare adesso essere divenuta insostenibile, come ha spiegato Claudia Salvestrini, direttrice dell’ente: “Purtroppo nostre imprese storiche che da sempre sono un punto di riferimento in varie regioni d’Italia hanno annunciato che a partire dai prossimi giorni non accoglieranno in ingresso neanche più un chilo di rifiuto da trattare. L’interruzione del ciclo produttivo, reso non più sostenibile dall’aumento esponenziale dei costi energetici, rischia di determinare non solo un danno in termini economici ed occupazionali, ma anche ambientali con un duro colpo all’economia circolare”.

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Le fa eco Assoripam, l’associazione nazionale delle aziende del riciclo delle materia plastiche: “Abbiamo sospeso il 40% delle attività, perché i costi dell’energia non sono più sostenibili”, spiega l’ente che ha giù chiuso una serie di impianti e ridotto i giorni di apertura di altri, “una conseguenza del caro bollette che da giugno ad agosto sono aumentate del 440%”. 

“Il rischio di chiusura di grandi imprese del riciclo è imminente”. Così il Polieco, a nome delle aziende in crisi, che ha chiesto ai ministeri interessati interventi urgenti perché la continuità produttiva possa essere garantita. Il rischio concreto è tornare indietro rispetto ai progressi che il nostro Paese aveva fatto in termini di economia circolare. In questo momento molti dei produttori affermano già di non poter più garantire il funzionamento dei luoghi di conferimento.

Quello del riciclo e della trasformazione è di per sé un settore particolarmente energivoro; se gli scorsi mesi ne avevano messo in difficoltà le imprese, in questo momento queste denunciano l’impossibilità di sostenere i costi del ciclo produttivo: non sarà più possibile, a queste condizioni, immettere sul mercato nuovi prodotti provenienti dal riciclo dei rifiuti, perché il processo è ormai completamente in perdita. 

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La nota, pubblicata ieri sul sito del consorzio, riprende un appello rivolto alle istituzioni nei mesi passati: le aziende richiedono con urgenza politiche a sostegno del settore del riciclo meccanico, unica strada verso la transizione ecologica, a fronte del rischio concreto che, nei prossimi mesi, tonnellate di rifiuti non abbiano più una destinazione certa.

Lo stesso appello proviene da Assoriamp: “Se non si interverrà con tempestività rischiamo di scontrarci con un amaro paradosso: economia circolare e transizione ecologica vengono collocate costantemente in cima all’agenda politica, ma i rincari in corso stanno soffocando le imprese che ne costituiscono il cuore pulsante. Investire sulla Green Economy non può prescindere da sostegni strutturali a queste realtà. In termini di sostenibilità le imprese rappresentate da Assorimap rappresentano infatti un’eccellenza con 800 mila  tonnellate di Materia prima secondaria in output dagli impianti di riciclo meccanico, come emerge dal Rapporto presentato lo scorso giugno. Per ogni tonnellata di materia plastica riciclata si risparmiano 1,9 tonnellate di petrolio e 3.000 kWh di energia elettrica e si riducono le emissioni di CO2 di 1,4 di tonnellate equivalenti di petrolio. Bisogna partire da questi elementi, per programmare azioni in grado di contrastare in pianta stabile i rincari energetici. Non farlo soffocherebbe l’economia circolare e comprometterebbe il processo di transizione ecologica per l’Italia”.

Polieco intanto è già corso ai ripari e ha da poco firmato un accordo di collaborazione con Federesco, la Federazione nazionale delle Esco, in virtù del quale le imprese associate potranno beneficiare di strumenti di sostegno concreto e un supporto per la pianificazione e la realizzazione di interventi per l’efficienza energetica. 

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