Edizero, la nuova vita sostenibile degli scarti

Si può fare industria pulita preservando il territorio, anzi valorizzandolo come nel caso di Edizero, l’azienda sarda che mette in contatto le filiere utilizzando gli scarti di produzione: i materiali da smaltire si trasformano in biomateriali non inquinanti che non generano rifiuti

edizero
Foto di 95C da Pixabay

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Edizero pratica la cultura del senza: i prodotti delle sue filiere sono senza petrolio, senza veleni, senza inquinanti, senza togliere suolo e acqua, utilizzano energie rinnovabili e scarti di produzione per creare materiali che a fine vita non generano rifiuti. Nel 2019, Edizero è stata inserita nel Rapporto Italia del Riciclo di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile tra le imprese di eccellenza green. Daniela Ducato, fondatrice di Edizero,è una «campionessa mondiale di innovazione, orgoglio della nostra Italia migliore», come la definì il Presidente Sergio Mattarella quando la nominò Cavaliere della Repubblica. È stata premiata da “Fortune” come imprenditrice più innovativa d’Italia e in Svezia come imprenditrice più innovativa d’Europa, il “New York Times” ha inserito i prodotti delle sue filiere tra le dieci innovazioni che possono salvare il Pianeta. In principio furono gli scarti di lavorazione della lana, cui seguirono il sughero, la canapa, le vinacce e le bucce di pomodoro: materiali da smaltire che si sono trasformati in biomateriali. Ascoltiamo dalla voce di Daniela Ducato la genesi di un’idea imprenditoriale sostenibile.

Quale intuizione ha portato alla nascita delle filiere Edizero e qual è stato il Suo contributo personale?

Il primo pilastro è la Essedi di Guspini, azienda storica della Sardegna leader di settore che distribuisce ben 14.000 prodotti per le costruzioni. Sono partita con questo patrimonio di conoscenza di materiali del mondo, di segreti che non si trovano su internet o nelle schede tecniche. Grazie alla Essedi posso accedere in modo diretto alle aziende di produzione, conoscere tecnologie, prodotti e mercato, le cose raccontate e quelle non raccontate. Per creare il nuovo occorre conoscere bene ciò che esiste già. Capire punti di forza e limiti dell’esistente è il punto di partenza. Le filiere Edizero nascono nel 2010 sintonizzando insieme in modo interdisciplinare industrie, mondo commerciale, distributivo, logistico e ricerca scientifica globale: si produce locale, ma il sapere è mondiale.

Il mio contributo è quello di creare ponti con il mondo dove alla base ci sono il dialogo, lo scambio delle esperienze e la condivisione delle rispettive competenze con l’obiettivo preciso di realizzare in Sardegna con industria a km corto dei prodotti fossil free, non depredatori né consumatori di risorse e con caratteristiche tecniche non inferiori ai prodotti similari, con una sostenibilità economica capace di affermarsi anche in mercati molto competitivi nel prezzo come l’edilizia. Al momento sono presenti sul mercato circa 150 prodotti delle filiere Edizero come isolanti termici acustici, moduli coibenti portanti per coperture, pitture, rasanti, malte, colle, adesivi per piastrelle, geotessili disinquinanti, biotessili igrometrici e altri materiali specifici per i settori edilizia acustica, interior design, geotecnica, agrotecnica, ingegneria ambientale, arredo, packaging.

Lei va oltre i principi dell’economia circolare. Nessuno scarto, nessun trattamento con derivati di sintesi petrolchimica, nessun rifiuto a fine vita, nessuna tossicità dei materiali, massimo rispetto per persone e ambiente. Ci racconta la storia di qualche prodotto?

Sono molto legata ai coibenti di canapa. I Canapa Tech isolanti, termici acustici igrometrici, realizzati in Sardegna con industria a km corto,come tutti i prodotti Edizero utilizzano le materie seconde provenienti da sottolavorazioni di altre aziende. Ciò è possibile grazie alla Smart Biotechnology Edizero®, ingegneria industriale ad alta innovazione capace di assemblare in modo intelligente gli scarti disomogenei e amplificare al massimo la capacità di immagazzinare elevate quantità di aria all’interno delle fibre di canapa; per tale ragione Canapa Tech vanta uno dei migliori valori di potere isolante tra i coibenti presenti sul mercato mondiale. A queste ottime caratteristiche prestazionali si aggiungono quelle ambientali. Canapa Tech è infatti l’isolante con il minor dispendio di risorse: si produce a crudo con zero acqua, zero processi termici, zero additivi, zero colle, zero termoleganti. In Italia sono i primi isolanti in canapa bio ad aver ottenuto la certificazione etica ambientale Anab Icea, garanzia di salute. Anche l’imballo è rinnovabile, organico, compostabile, plastic free e contribuisce ad azzerare i rifiuti di cantiere.

Oltre alla produzione di materassini di canapa per l’efficienza energetica in edilizia, la linea Canapa Tech Design produce imbottiture isolanti termiche destinate alle industrie di moda, calzaturiero, arredo, bedding, sistemi letto e trapunte, imballaggio antiurto, packaging termico per mantenere la catena del freddo e del caldo e feltri termici acustici igrometrici usati soprattutto da aziende produttrici di arredi acustici, tende foniche, prodotti per il benessere respiratorio e uditivo, per il benessere animale, per trapunte antiumidità, allestimenti verdi, land art e vertical garden. I Canapa Tech Design sono realizzati per soddisfare le esigenze di aziende che vogliono riconvertirsi al green in quanto vanno a sostituire gli isolanti petrolchimici inquinanti ancora presenti in diversi settori dall’edilizia all’abbigliamento, dall’arredo casa all’imballaggio.

In Edizero non si butta nulla e anche gli scarti degli scarti ritrovano vita e valore.  Nel 2020 in pieno lockdown unendo insieme gli scarti degli scarti della canapa e del sughero (ricavati dalla lavorazione degli isolanti di canapa e sughero prodotti nelle industrie Edizero)sono nati i Cork Hemp, pelle vegetale isolante di 3 mm e pelliccia vegetale isolante di 2 cm con svariati utilizzi: dall’arredo al packaging, dai tappeti ai materassini yoga, dalle testiere per letto regolatrici di umidità. Pelle vegetale e pelliccia vegetale di sughero-canapa in parte vanno a sostituire le pelli animali quindi con zero uccisione di animali; le pelli di sintesi petrolchimica e anche quelle definite vegetali attualmente nel 90% dei casi contengono quantità importanti di resine petrolchimiche, seppure non dichiarate nella comunicazione marketing.

I biotessili Salva Respiro Canapa Tech droplets assorbitori e fonoassorbitorigrazie alla loro capacità igrometrica e permeabilità al vapore, all’interno di spazi chiusi, limitano gli aerosol acquosi emessi con l’espirazione comprese le emissioni dell’alito carico di inquinanti ceduti all’ambiente con il respiro. Le goccioline emesse con la tosse, il parlare, gli starnuti o l’alito hanno distribuzioni dimensionali con diversi ordini 7, 15 16, fino a migliaia di micron. I batteri e i virus sono ampiamente diversi per dimensioni, forma, chimica superficiale e proprietà interfacciali che influenzano trasporto, adesione e permanenza nelle complesse superfici dei materiali. I Salva Respiro Canapa Tech droplets assorbitori e fonoassorbitori grazie alla loro struttura multistrato ricca di ampi cuscinetti d’aria rugosi assorbono e intrappolano all’interno delle loro fibre l’umidità circostante che vi aderisce con il suo contenuto di germi e batteri, migliorando la qualità dell’aria.

La ricchezza di camera d’aria è utile anche per assorbire e quindi limitare le riflessioni e il riverbero delle onde sonore sulle superfici che ricoprono e così migliorare la resa acustica dell’ambiente per un’atmosfera avvolgente ovattata antistress. Gli assorbitori di droplets e di suoni Canapa Tech vengono realizzati con diversi spessori e dimensioni; laddove sia necessario avere un lato assorbente e l’altro idrorepellente si utilizza il Cork Hemp prodotto sempre nelle filiere Edizero. I Canapa Tech droplets assorbitori e fono assorbitori sono prodotti con diversi metraggi e spessori per realizzare separè, distanziatori, ante per mobili, testiere per letto, tende e sedie, nidi involucri per studio e relax, per luoghi pubblici e abitazioni.

La gestione dei rifiuti è sinonimo di illegalità. Non creare rifiuti fa bene all’ambiente ma anche alla vita del territorio.

C’è grande attenzione mediatica alla gestione e al riciclo dei rifiuti, in Edizero la regola è produrre merci che a fine vita non diventino rifiuti, ovvero non devono diventare un problema per chi verrà dopo. Questo modo di produrre a rifiuti zero non alimenta la malavita organizzata che ha nei rifiuti il suo maggiore business. Quindi produrre senza generare rifiuti è il piccolo contributo delle filiere Edizero per combattere la malavita organizzata.

Le filiere di Edizero sono diverse, dal disinquinamento alla geotecnica, dall’ingegneria ambientale all’agrotecnica.  Come funziona la produzione di materiali così diversi?

I prodotti sono diversi ma uniti nella multidisciplinarità industriale che ne è l’aspetto vincente perché abbatte i costi, evita lo spreco non solo di materia ma anche di intelligenza. Poi la biotecnologia industriale e la logistica intelligente in Edizero sono accompagnate da elevata capacità distributiva dove il fulcro di tutto è la digitalizzazione delle filiere.

Oggi non si può immaginare un materiale trasformato, innovativo e privo di inquinanti senza l’apporto di un’eccellente tecnologia digitale. L’industria 4.0 e 4.1 ci permette di abbattere costi di energia e di trasporto, di non generare scarti o sovrapproduzioni, di realizzare prodotti nuovi di alta qualità senza bisogno di aggiungere additivi migliorando la qualità e producendo anche su misura per il cantiere. Abbiamo la possibilità di avere trasparenza e tracciabilità di ogni ingrediente per ciascun prodotto: con l’intelligenza artificiale stiamo rivoluzionando in meglio la produttività e la progettazione del nuovo.

La sede di Edizero è a Guspini, in Sardegna. Cosa l’ha spinta a rimanere qui?

È una fortuna e un’opportunità straordinaria vivere in Sardegna, prima terra emersa d’Europa e pertanto dotata di un ricchissimo patrimonio minerale, vegetale e animale. Sono tantissime le materie seconde disponibili nella nostra isola, quindi senza importazioni. Qui vengono trasformate in prodotti finiti nel medesimo luogo grazie all’industria green: ciò consente alle filiere Edizero di produrre a km cortissimo con un vantaggio ambientale ed economico. A questo si aggiunge l’aria di mare che si respira nella zona industriale di Guspini, la prima al mondo certificata pesticide free, a conferma che si può fare industria pulita preservando il territorio, anzi valorizzandolo come nel nostro caso.  

Sin da piccola è stata sempre vicina alle innovazioni agronomiche di suo padre, specializzato in agrumeti e rose. Da ragazza ha praticato sport a livello agonistico come il tennis e la corsa in montagna, poi è stata insegnante. Le piante, lo sport e l’insegnamento hanno in qualche modo hanno influenzato il suo modo di essere imprenditrice?

Le piante sono il 90% del mio lavoro, fatto di trasformazioni di oltre 100 eccedenze vegetali; sicuramente guardarle con gli occhi esperti di mio padre (seppure sia venuto a mancare quando ero adolescente) e della mia insegnante di botanica Giuseppina Primavera, ha segnato il mio rapporto con il mondo vegetale ovvero un mondo superiore a cui si deve buona parte di ispirazione delle biotecnologie Edizero come l’ottimizzazione delle risorse e dell’energia.

Lo sport mi ha sicuramente allenato a curare la preparazione in ogni dettaglio, quindi disciplina, rigore, pazienza, sopportazione della fatica e adattamento ai cambiamenti climatici visto che si tratta di sport all’aperto e in mezzo alla natura dove le condizioni esterne come il caldo o il freddo estremi, il ghiaccio, il vento, seppur difficili vanno accolte e con esse si deve interagire al meglio. Questo ascolto ravvicinato multisensoriale mi ha fatto vivere le gare come situazioni di sopravvivenza dove era importante raggiungere il traguardo comunque, da vincente o da perdente. L’obiettivo primo non era la vittoria ma arrivare fino alla fine, quindi trovare nuove soluzioni, anche nelle situazioni peggiori, pur di concludere la gara e poi usare soprattutto le sconfitte come strategia di evoluzione.

Aver insegnato didattica della musica nelle medie e nelle scuole superiori (istituto pedagogico) è una condizione matematica che vive con me sempre. La musica è fatta di numeri, è uno studio matematico. La matematica tradotta in suono diventa musica. È la colonna sonora portante della mia vita. Come diceva il filosofo Leibnitz «abbiamo bisogno di musica perché abbiamo bisogno di matematica». La musica è il nostro desiderio ed esercizio inconscio di contare. Nella musica come nello sport sono i numeri a dettare legge e non le parole. A parole si può raccontare qualsiasi cosa anche senza averla compiuta per davvero. I numeri mettono a nudo, vince chi ottiene il miglior tempo il miglior punteggio, chi si è conquistato il numero di misura superiore. Il numero migliore assegna la vittoria.

Nello sport grazie ai numeri siamo tutti uguali e abbiamo una possibilità. Ciò in un certo modo avviene in parte in alcuni settori industriali come quello dei materiali per l’edilizia, dove il prodotto è definito dai numeri della chimica di cui è composto e da un insieme di numeri corrispondenti a formule matematiche e dai dati tecnici che ne misurano la prestazione e più di recente anche la sostenibilità. Si può avere il miglior ufficio marketing del mondo, come nel caso delle multinazionali, ma se un prodotto dell’edilizia vanta numeri migliori di prestazione tecnica può avere la possibilità di riuscire a conquistare il suo spazio e ad esistere, esattamente come nello sport. Ecco perché in Edizero siamo così legati all’innovazione tecnologica, perché una volta scoperti i segreti delle materie seconde, occorre tradurre queste conoscenze in numeri e questi in prodotti, che per essere realizzati necessitano dei più elevati saperi industriali. Se mi fossi cimentata in settori merceologici meno misurabili dai numeri e più governati dal marketing delle parole non sarei riuscita ad ottenere questi risultati.

Quindi la matematica continuerà a guidare le sue future innovazioni? C’è qualcosa che può preannunciarci?

Vedo che molti prodotti (di settori diversi dall’edilizia) sono raccontati prevalentemente dalle parole. Spesso il successo del prodotto è affidato all’uso delle parole.  Tutti i prodotti contengono numeri, sono fatti di chimica, di proporzioni, ma spesso non si dichiarano (perché non è conveniente). I numeri ci sono sempre, un abuso di parole serve talvolta per nascondere la debolezza dei numeri. Sarebbe come escludere da una gara di velocità l’atleta detentore del miglior tempo registrato a favore di un atleta che non corre ma di cui qualcuno simula la corsa e ci fa credere sia vero. Nello sport non può esistere, nella produzione delle merci invece succede, anzi talvolta è auspicato. Il mondo della produzione si attrezza di parole, addirittura di parole ingannevoli per non dichiarare la chimica la matematica del prodotto.

Non posso ancora svelare la nuova filiera che mi vedrà impegnata nel 2021 ma di sicuro ad alcuni prodotti restituiremo la chimica e la matematica finora negate. Ed anche la storia e la geografia.

Quando si scende in campo non contano le parole ma il sentire l’altra persona, percepire la sua forza, il suo respiro, le sue intenzioni, intuire il suo gioco. Spesso questa capacità del sentire gli altri, ci aiuta non solo a fare alleanze ma anche a prendere le distanze da chi può farci perdere tempo o da chi è nostro avversario e si avvicina per depredarci. Lo sport mi ha aiutato sin da piccola ad allenare queste condizioni mentali che sono importanti in qualsiasi contesto di vita, di lavoro e soprattutto di innovazione.

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