Dall'Università di Pisa diversi studi sull'olio esausto da frittura cercano nuovi utilizzi per produrre materiali da sostituire ai derivati del petrolio

Olio esausto trasformato in nuovi materiali per auto ed edilizia
Da rifiuto a risorsa. Anche l’olio di frittura esausto può entrare nel ciclo dell’economia circolare. Una serie di studi recenti evidenzia che da questo scarto possono nascere schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti. Materiali che potrebbero sostituire i prodotti di origine fossile destinati al settore automobilistico o alla costruzione edile. Ha seguito queste ricerche la professoressa Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, nell’ambito del Centro Nazionale PNRR MOST – Mobilità Sostenibile.
“In uno scenario geopolitico instabile, in cui l’accesso alle materie prime energetiche e chimiche è sempre più esposto a tensioni e dipendenze strategiche, investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale, ma anche industriale e politica“, spiega la docente.
I ricercatori hanno trasformato l’olio usato in polioli – componente fondamentale delle schiume poliuretaniche – in materiali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore controllando così la temperatura e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.
Olio esausto: applicazioni per auto e costruzioni
Nel settore automobilistico, le schiume poliuretaniche possono essere utilizzate nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo, per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna. I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma, aiutano ulteriormente al controllo della temperatura nell’abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione.
Anche in edilizia, queste schiume multifunzionali possono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.
Olio di frittura…per auto
Nello studio viene descritto come il team sia riuscito a sostituire i componenti chimici derivati dal petrolio con quelli ottenuti dall’olio di frittura: L’olio esausto subisce un processo di epossidazione per diventare un bio-poliolo. Come risultato hanno ottenuto schiume poliuretaniche rigide con un contenuto bio che arriva fino al 77%. Queste schiume hanno proprietà meccaniche e termiche identiche (o in certi casi superiori) a quelle standard, motivo per cui sono utili per:
- Pannelli delle portiere: per leggerezza e isolamento
- Cruscotti e imbottiture: come struttura portante leggera
- Isolamento del vano motore: per la gestione del calore e del rumore
Perché è una scoperta importante?
Oltre al riciclo di un rifiuto nocivo per l’ambiente, lo studio evidenzia un vantaggio competitivo per l’industria automobilistica: la riduzione dell’impronta di carbonio. Infatti, utilizzare questi materiali permette ai produttori auto di avvicinarsi agli obiettivi di neutralità climatica senza sacrificare la qualità del veicolo.
Cosa sono i materiali a cambio di fase
Conosciuti anche con l’acronimo inglese PCM, Phase Change Materials, sono sostanze capaci di accumulare e rilasciare grandi quantità di energia termica durante il passaggio da uno stato fisico a un altro. A differenza dei materiali comuni che si scaldano o si raffreddano linearmente, i PCM sfruttano il fenomeno del calore latente.
Infatti esistono diverse famiglie di PCM, in base alla temperatura a cui si vuole che avvenga lo scambio: paraffine derivate dal petrolio o, come nel caso della ricerca dell’Università di Pisa, da oli vegetali esausti. Sono sicure, non corrosive e stabili; sali idrati che hanno un’elevata capacità di accumulo termico ma possono essere corrosivi per i contenitori metallici; Bio-PCM, cioè versioni ecosostenibili derivate da grassi animali o vegetali.












