Presentato il Rapporto nazionale sull’economia circolare 2022. Italia prima in Europa

Presentato stamattina a Roma il IV Rapporto Nazionale sull’economia circolare, che analizza le performance delle cinque maggiori economie UE. Bene l’Italia (e Francia), ma possiamo fare di più, e guerra e pandemia devono essere uno stimolo a migliorare.

Rapporto nazionale sull’economia circolare 2022
via depositphotos.com

Economia circolare in Italia: i dati

(Rinnovabili.it) – Questa mattina a Roma, la presentazione del Rapporto Nazionale sull’economia circolare 2022 (pdf). L’evento, nell’ambito della Conferenza Nazionale sull’economia circolare, ha visto la presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Orlando e di Paola Migliorini, vice capo dell’unità economia circolare per la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. La conferenza è stata patrocinata dal Ministero della Transizione Ecologica e dalla Commissione Europea.

Il Rapporto è stato finanziato dal CEN (Circular Economy Network), una rete composta da Fondazione per lo sviluppo sostenibile, aziende, associazioni di impresa ed Enea. La presentazione di stamattina, tenutasi al Nazionale Spazio Eventi ed online, ha registrato circa 1500 presenze. Lo studio è stato illustrato dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità di Enea Roberto Morabito.

Secondo Ronchi le vicende negative degli ultimi anni devono essere uno stimolo a migliorare: “La crisi climatica e gli eventi degli ultimi due anni, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito. È arrivato il momento di far decollare senza ulteriori incertezze le politiche europee a sostegno dell’economia circolare. Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse”.

Il Rapporto Nazionale Economia circolare 2022

In Europa consumiamo 13 tonnellate di materia a testa: questa la media nel 2020, ma si tratta di un dato non omogeneo. Nel rapporto sono prese in considerazione le performance di economia circolare delle cinque più grandi economie europee (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna) e le differenze sono rilevanti. Se in Italia utilizziamo 7,4 tonnellate per abitante, in Polonia sono 17,5. Meglio, progressivamente, la Germania (13,4), la Spagna (10,3) e la Francia (8,1).

Lo studio mostra una flessione dei dati globali, con il tasso di circolarità sceso dal 9,1% all’8,6% tra il 2018 e il 2020. Se i consumi, infatti, sono cresciuti dell’8%, il tasso di riutilizzo è di appena il 3%. Male anche per l’Italia, che non è stata in grado di separare crescita economica e utilizzo di risorse. La ripresa della pandemia è nel segno del consumo di materia. Siamo in ogni caso tra i Paesi che hanno lavorato di più nell’ambito dell’economia circolare: al primo posto – a pari merito con la Francia – secondo i principali indicatori di circolarità.

La performance del nostro Paese è lievemente migliore del resto d’Europa. Nel 2020 il tasso di utilizzo di materia proveniente da riciclo in UE è stato del 12,8%. Dal noi è arrivato al 21,6%, piazzandoci al secondo posto dopo la Francia (22,2%). L’indicatore misura quanto la materia riciclata risponda alla domanda di materia. In generale, le nostre risorse sono produttive il 60% in più del resto d’Europa. Nel corso del 2020, infatti, in Europa sono stati generati 2,1 euro di PIL per ogni kg di risorse consumate. In Italia, a parità di potere d’acquisto, il dato sale a 3,5 euro.

Anche la percentuale del riciclo di rifiuti è la più alta d’Europa, sfiorando il 68%. Questo riguarda sia i rifiuti industriali, sia quelli urbani. Per quanto riguarda i rifiuti industriali siamo a quota 75%, mentre per i rifiuti urbani siamo al 54,4%, sopra la media europea del 47,8. Bene anche la media di rifiuti in discarica, per i quali siamo terzi dopo Germania e Francia, al di sotto della media del 22,8% del resto d’Europa.

Dove non siamo virtuosi

Se svolgiamo un buon lavoro per quanto riguarda economia circolare e rifiuti, abbiamo qualche difficoltà in altri ambiti. Il consumo di suolo innanzitutto. Nel 2018 la media europea era di copertura artificiale del territorio per il 4,2%. L’Italia ha la percentuale tra le più altre, con il suo 7,1%, seconda solo alla Germania (7,6%) mentre svolgono un lavoro migliore Francia (5,6), Spagna (3,7) e Polonia (3,6). Dal 2010 abbiamo inoltre perso quasi 5.000 aziende (il 20%) impegnate nella riparazione di beni, sia elettronici sia personali. Nel 2019 erano 23.000, a fronte delle quasi 34.000 francesi e delle 28.300 spagnole. Male anche l’ecoinnovazione: nel 2021 siamo stati i tredicesimi per investimenti nel settore.

Possiamo fare meglio e, secondo Roberto Morabito, la chiave sta nella simbiosi industriale, la capacità cioè di trasformare i prodotti di scarto di un’industria in risorse per un’altra: “La simbiosi industriale è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali. Come avviene in altri Paesi, sarebbe quanto mai opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate. Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse in Europa è stimato tra i 7 e i 13 miliardi di euro, a cui aggiungere oltre 70 miliardi per costi di discarica evitati. ENEA dal 2010 ha sviluppato una Piattaforma e una metodologia di lavoro che hanno permesso di realizzare progetti con oltre 240 aziende e individuare circa 2mila potenziali trasferimenti di risorse tra loro”.

Economia circolare: riferimenti e prospettive

Il rapporto ha utilizzato indicatori provenienti dalla Carta di Bellagio, uno strumento di valutazione elaborato in Europa per misurare l’economia circolare. La pubblicazione è inoltre funzionale alla richiesta di monitoraggio del Nuovo piano d’azione europeo per l’economia circolare. Il proposito del CEN è che sia utile al dibattito pubblico anche alla luce dell’entrata in vigore, nel 2022, della Strategia Nazionale sull’economia circolare.

Il 2022 potrebbe essere un anno importante per l’economia circolare, anche per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il piano ha infatti due obiettivi relativi alla circolarità: riciclo e recupero di materia prima seconda e riduzione d’uso delle materie prime dall’altro.
La Missione 2, Rivoluzione verde e transizione ecologica, nella sua Componente 1, Economia Circolare e agricoltura sostenibile, investe 2,1 miliardi di euro, ma anche altre parti del piano prevedono investimenti in questa direzione.

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