Milioni di m3 di acque reflue destinate al recupero per l’agricoltura in Romagna

Grazie all’accordo, firmato a Cesena, tra Hera Spa, Consorzio di Bonifica della Romagna e Atesir, i reflui urbani depurati saranno messi a disposizione di agricoltura e ambiente

recupero acque reflue
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(Rinnovabili.it) – L’accordo tra Hera Spa, Consorzio di Bonifica della Romagna e Atesir prevede il recupero di milioni di metri cubi di acque reflue che sarà possibile destinare ad agricoltura e, in generale, all’ambiente. Si tratta di un provvedimento strategico per questa fase di siccità e scarsità idrica, una buona pratica che consente di dare un po’ di respiro a territori fortemente provati dalle mancanza di piogge di questi mesi. 

In base all’intesa per ogni stagione irrigua saranno messi a disposizione del Consorzio di Bonifica della Romagna 6 milioni di metri cubi di acque depurate a Cesena. L’impianto di trattamento cittadino è infatti dotato di una paratoria che devia parte delle acque depurate dal corso che le condurrebbe nel Granarolo, verso un sistema di distribuzione gestito dal Consorzio di Bonifica, per poi destinarle direttamente alle coltivazioni.

Il Consorzio è una realtà che opera su più di 352mila ettari tra Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. La fonte principale da cui si rifornisce è il Canale Emiliano Romagnolo.

Cosa prevede l’accordo per il recupero delle acque reflue

La firma e l’approvazione in Giunta sono avvenute ieri, proprio a Cesena. L’iter è stato accelerato grazie alle pressioni della Regione, preoccupata per l’urgenza di offrire uno strumento di contrasto della siccità che in questo momento sta divenendo particolarmente grave sul territorio senza però aumentare il prelievo di acque superficiali o di falda, già colpite da scarsità idrica.
L’Emilia-Romagna è l’unica regione a non avere procedure di infrazione sulla depurazione delle acque reflue urbane. La Regione intende mantenere il primato attraverso questo accordo: “Si tratta – spiegano in una nota – di un esempio virtuoso, anche di economia circolare, che prende il via dopo quelli di Mancasale, nel reggiano, ma anche di Idar, nel bolognese, o Sassuolo-Fiorano e Savignano sul Panaro, nel modenese”.

L’obiettivo dell’accordo è la tutela delle acque e della qualità dei corpi idrici migliorando la gestione delle risorse disponibili. L’attuazione prevede una sperimentazione per capire quali saranno le condizioni ideali di funzionamento del sistema, così da rendere operativo il recupero e riuso delle acque reflue depurate seguendo il già citato esempio dell’esperienza di Mancasale. 

Effetti positivi dal recupero delle acque reflue sono già stati sperimentati sulle principali colture arboree dell’area servita dal Consorzio, grazie a VALUE CE-IN, un progetto di ricerca coordinato da Gruppo Hera, Enea e Università di Bologna. 

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